Accordo Libano-Israele, Aoun a Washington tra tregua e nuove tensioni
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Redazione Esteri
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L’accordo Libano-Israele mediato dagli Stati Uniti è al centro della visita del presidente libanese Joseph Aoun alla Casa Bianca, mentre nel sud del Paese l’esercito libanese avvia l’attuazione dell’intesa in un clima segnato da nuove tensioni. Aoun è stato ricevuto da Donald Trump, mentre Israele ha iniziato un parziale ritiro da alcune aree per consentire il dispiegamento delle forze libanesi. La fase diplomatica si intreccia però con le accuse di tradimento rivolte al presidente libanese da parte di una parte della società civile e della classe politica, mentre continuano gli effetti della guerra e dei bombardamenti.
La visita di Aoun alla Casa Bianca e l’accordo mediato dagli Usa
Il presidente libanese Joseph Aoun ha celebrato l’intesa con Israele durante l’incontro a Washington con Donald Trump, una tappa considerata centrale nel percorso avviato dopo mesi di conflitto. La visita è avvenuta mentre il Libano cercava di dare seguito operativo all’accordo raggiunto con la mediazione americana. Nel Paese, però, la decisione ha generato forti reazioni contrarie: diversi esponenti politici e settori della società civile hanno definito l’intesa un tradimento, contestando il rapporto con Israele in una fase ancora caratterizzata da scontri e instabilità.
Parallelamente alla missione diplomatica di Aoun, il primo ministro libanese Nawaf Salam si è recato nel sud del Libano per visitare Zaoutar el-Gharbiyé, nel distretto di Nabatiye. Il villaggio è una delle due aree individuate come “zone pilota”, dove l’esercito israeliano si è ritirato per lasciare spazio al dispiegamento delle forze armate libanesi. Durante le operazioni precedenti al ritiro, l’esercito israeliano aveva agito nella zona e aveva fatto saltare in aria diversi edifici.
Il ritiro israeliano e la situazione nel sud del Libano
La visita di Salam a Zaoutar el-Gharbiyé ha segnato l’avvio della fase prevista dall’accordo libanese-israeliano in una delle aree più colpite dal conflitto. Il governo libanese punta a estendere la presenza del proprio esercito nelle zone lasciate dalle forze israeliane, mentre restano visibili le conseguenze delle operazioni militari. Il ritiro da alcune posizioni non ha però cancellato le tensioni presenti lungo il confine e nella regione.
Il conflitto che ha coinvolto Israele e Hezbollah, gruppo militante libanese sostenuto dall’Iran, ha lasciato il Libano in una situazione di forte pressione militare e umanitaria. Secondo quanto riportato, l’ultimo ciclo di scontri è iniziato il 2 marzo, dopo il lancio di razzi da parte di Hezbollah contro Israele in seguito agli attacchi israelo-americani di febbraio che avevano dato il via alla guerra con l’Iran. La nuova fase diplomatica si sviluppa quindi mentre il territorio resta segnato dagli effetti della guerra.
Le tensioni politiche dopo l’intesa tra Libano e Israele
L’accordo tra Libano e Israele divide il panorama politico interno e si inserisce in uno scenario regionale ancora instabile. La scelta di Aoun di recarsi a Washington e di sostenere il percorso mediato dagli Stati Uniti ha provocato critiche da parte di chi considera l’intesa incompatibile con la posizione mantenuta dal Paese durante il conflitto. Allo stesso tempo, il governo libanese ha avviato i primi passi concreti per applicare gli impegni previsti dall’accordo.
La tregua e il ritiro parziale israeliano convivono dunque con nuovi episodi di tensione e con una situazione militare ancora aperta. Mentre Beirut cerca di rafforzare il ruolo del proprio esercito nel sud del Paese, Israele mantiene una presenza legata alle operazioni condotte nei mesi precedenti e la regione continua a essere attraversata da contrapposizioni politiche e militari.




