Berkshire Hathaway, la liquidità tocca un nuovo record: venduti altri 6,1 miliardi di azioni
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Redazione Economia
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Mentre gli utili operativi continuano a segnare un robusto incremento, la Berkshire Hathaway, il conglomerato presieduto dal leggendario finanziere Warren Buffett, persegue con determinazione una strategia di accumulo di liquidità, che molti osservatori interpretano come un segnale di cautela verso l’andamento dei mercati finanziari. Secondo quanto dichiarato nel filing presentato alla Sec, la società ha infatti venduto ulteriori 6,1 miliardi di dollari in azioni ordinarie nel trimestre conclusosi il 30 settembre, operazioni condotte sul New York Stock Exchange. Questo movimento si inserisce in un trend di disimpegno che, esteso su un arco temporale di tre anni, ha portato la holding a cedere partecipazioni per un valore complessivo di circa 184 miliardi di dollari, un dato che, da solo, illustra la portata della manovra.
Una montagna di cash da 381 miliardi
La conseguenza più eclatante di questa politica, la cui prudenza è stata esplicitamente sottolineata dalla società lo scorso sabato, è il raggiungimento di un livello di liquidità senza precedenti, che si è attestato a 381,7 miliardi di dollari. Una cifra monumentale, che assume un significato ancor più rilevante se si considera che giunge in un momento di performance positive, come dimostra l’utile operativo del terzo trimestre, salito a 13,5 miliardi con un aumento del 34% su base annua. La fonte principale di questo balzo in avanti è da ricercarsi nel settore assicurativo, le cui sottoscrizioni hanno fruttato 2,4 miliardi, triplicando i risultati del periodo corrispondente.
Il portafoglio azionario si riduce
Il filing presentato all’autorità di vigilanza statunitense conferma come quello appena trascorso sia il dodicesimo trimestre consecutivo in cui il colosso di Omaha ha venduto più titoli di quanti ne abbia acquistati, un dato che non ha eguali nella recente storia della società. A subire le conseguenze di questo approccio è l’intero portafoglio azionario, che pure include partecipazioni di primo piano in aziende del calibro di Apple e American Express e il cui valore complessivo ammonta a 283,2 miliardi di dollari. La scelta di realizzare plusvalenze, piuttosto che reinvestirle, appare dunque come una linea condotta con coerenza.
L'eredità di un approccio cautelativo
Quest’ultimo rapporto finanziario, che precede l’imminente uscita di scena di Warren Buffett dalla carica di amministratore delegato, si delinea pertanto non solo per i numeri brillanti degli utili, ma anche per la chiara indicazione di una riserva strategica. L’accumulo di una tale somma, che alcuni definiscono come il “peggior segnale di sempre” per i mercati, riflette una visione che privilegia la preparazione a scenari futuri incerti. La decisione di mantenere una posizione così liquida, in un contesto economico apparentemente favorevole, costituisce un messaggio potente, che molti analisti si limitano a registrare, senza aggiungere commenti superflui su possibili sviluppi.




