Adelboden incorona ancora Odermatt, un gigante oltre la leggenda

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella cornice iperbolica della Chuenisbärgli, dove la storia dello sci alpino ha scritto pagine indelebili, Marco Odermatt ha firmato un altro capitolo di assoluto dominio. Il gigante di Adelboden, tappa mitica del circo bianco, ha visto lo svizzero imporsi per la quinta volta consecutiva, un exploit che pochi, nella lunga cronaca di questa disciplina, possono vantare. La sua gara, un dieci senza esitazioni, è stata decisa in quel tratto tecnico e insidioso noto come "la stradina", dove la sua capacità di assorbire i dislivelli del terreno ha frantumato le resistenze degli avversari. Paragonarlo a Tadej Pogačar, dominatore incontrastato del ciclismo su strada, non sembra un'esagerazione: in questo momento, infatti, Odermatt appare distante almeno due spanne da chiunque altro, un atleta che trasforma le sfide più attese in monologhi di potenza e precisione.

Una vittoria velata

Quello conseguito sabato 10 gennaio, però, non è stato un trionfo come gli altri, nonostante la festa del pubblico accalcato nel naturale anfiteatro svizzero. Sulla tuta dell'atleta spiccava, infatti, una fascia nera al braccio, segno tangibile di un lutto personale che ha aggiunto un velo di gravità alla celebrazione sportiva. Un dettaglio che ha ricordato come, al di là dei cronometri e dei punti Coppa, questi campioni navigino le stesse acque umane di chiunque. Il successo, il cinquantunesimo in carriera, gli ha permesso di superare nel computo totale delle vittorie il mito italiano Alberto Tomba, agganciandosi al quarto posto assoluto nell'albo d'oro, un traguardo che conferma la sua statura ormai storica.

Il podio e le delusioni

Al suo fianco, a distanza rispettosa, sono saliti il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen e il francese Leo Aguenod, quest'ultimo autore di una prestazione che lo ha riportato tra i primi tre dopo diverso tempo. Ben diversa è stata invece la sorte per l'azzurro Alex Vinatzer, partito con l'evidente intenzione di interrompere una striscia negativa di risultati e di lottare per le posizioni di vertice. Dopo un settimo posto ottenuto nella prima manche, che lasciava intravedere margini di miglioramento, un errore commesso per eccesso di aggressività all'inizio della seconda discesa lo ha estromesso precocemente dalla competizione. Una battuta d'arresto che, oltre a bruciare la gara in corso, influisce non poco sulle aspettative in vista dei prossimi appuntamenti olimpici.

Il contesto e le prospettive

La gara, alla quale hanno preso parte settanta atleti provenienti da venticinque nazioni, si è svolta secondo il classico format che prevede l'inversione dell'ordine dei migliori trenta per la seconda manche, garantendo spettacolo fino agli ultimi istanti. Mentre Odermatt consolida una leadership che appare inattaccabile, per altri, come l'italiano De Aliprandini, la partita per garantirsi un posto ai Giochi Olimpici invernali si fa più complessa, ogni risultato essendo ora decisivo. Il quadro della Coppa del Mondo, dopo questa tappa, mostra dunque contorni sempre più definiti, con un protagonista in grado di plasmare le gerarchie a sua immagine e somiglianza.

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