Venezia 82, Valeria Bruni Tedeschi è Eleonora Duse: «Per lei il teatro era la montagna più alta»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il film «Duse» di Pietro Marcello, presentato in concorso alla 82esima Mostra del cinema di Venezia, non ambisce a essere una biografia convenzionale che ripercorra l’intera parabola esistenziale della più leggendaria attrice di tutti i tempi. Al contrario, il regista sceglie di concentrarsi sugli ultimi anni, dipingendo il ritratto di un’artista al tramonto, la cui anima inquieta si specchia in un’epoca, quella tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, carica di tensioni e trasformazioni profonde. La pellicola, evitando il facile compiacimento agiografico, scava nel rapporto viscerale che Eleonora Duse intratteneva con la sua arte, un legame simbolicamente espresso dalla sua stessa definizione del teatro come «montagna più alta» da scalare.

Valeria Bruni Tedeschi, a cui è affidata l’ardua interpretazione della diva, ha svelato in conferenza stampa l’approccio singolare e profondamente empatico che ha adottato per calarsi in un personaggio di tale carisma e complessità. «Ho chiesto a Eleonora di accompagnarmi, di starmi vicina, di volermi bene», ha dichiarato l’attrice, rivelando una metodologia che trascende la semplice ricostruzione storica o l’imitazione. «Organizzavo riunioni nella mia stanza con la Duse», ha aggiunto, sottolineando come per lei quel processo non fosse una mera esecuzione tecnica ma un tentativo di stabilire un dialogo intimo, quasi un’amicizia ideale, con la figura che doveva incarnare.

La narrazione si apre con un’immagine potentissima e collettiva: una bara trasportata su un treno che attraversa l’Italia tra ali di folla commossa, un riferimento al funerale dell’attrice, che nel 1924 unì il paese in un lutto nazionale. Quel momento, però, funge da prologo per un’indagine che è tutta rivolta alla vita, al metodo recitativo rivoluzionario, alla capacità di modulare la voce e gestire la propria immagine pubblica in un modo che, per l’epoca, era assolutamente pionieristico. Il film tesse così le vicende personali della donna con la Storia del suo tempo, sullo sfondo dei suoi rapporti, noti e meno noti, con figure come Gabriele D’Annunzio.

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