Valeria Bruni Tedeschi, la Duse e il cinema che interroga il presente
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Mostra del Cinema di Venezia 2025 entra nel vivo della sua ottantaduesima edizione, due opere distinte, seppur accomunate da un’urgenza narrativa profonda, catalizzano l’attenzione del pubblico e della critica. Da un lato, il cinema italiano torna protagonista con un’incursione nella storia dello spettacolo; dall’altro, un documentario di impegno civile riporta alla luce le ferite di un conflitto contemporaneo, trovando spazio persino tra le star di Hollywood.
Pietro Marcello, con il suo "Duse" in concorso, ha scelto di raccontare non il mito dell’attrice ma la donna, Eleonora Duse, negli ultimi, cupi anni della sua esistenza, quelli segnati dalla Grande Guerra e dall’ascesa del fascismo. Valeria Bruni Tedeschi, che ne interpreta il ruolo con una dedizione che lei stessa definisce totale, ha rivelato un aspetto singolare del suo approccio al personaggio, confessando di aver «consultato i defunti» per calarsi in una figura così complessa e spirituale. Il regista, attraverso una regia che inquadra la Divina ormai con la leggendaria carriera alle spalle, esplora il suo ritorno alle origini, là dove la sua vita era iniziata: il palcoscenico. Un gesto potente di resistenza artistica in un’epoca di crescente oscurantismo.
Parallelamente, il lungomare del Lido è stato teatro di un altro evento significativo, sebbene di natura completamente diversa. Joaquin Phoenix e Rooney Mara, presenti in veste di produttori esecutivi, hanno incontrato i fan per "The Voice of Hind Rajab", un documentario che si immerge, con un realismo sconvolgente, nel centro di smistamento dei soccorsi della Mezzaluna Rossa Palestinese durante il recente conflitto tra Israele e Hamas. La pellicola, che promette di riaccendere il dibattito su Gaza, rappresenta l’altro volto di un festival che non teme di confrontarsi con le tragedie del presente.




