La seconda stella della Roja: la Spagna di De la Fuente vince il Mondiale 2026
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Redazione Sport
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La Spagna è campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Nell'atto conclusivo del torneo più lungo e discusso di sempre, giocato al MetLife Stadium di New York, le Furie Rosse hanno battuto l'Argentina con il punteggio di 1-0 grazie al gol di Ferran Torres al 106', durante il secondo tempo supplementare. Un successo che, per la nazionale iberica, assume un significato che va ben oltre il mero dato statistico, andando a scrivere un nuovo, importante capitolo nella storia del calcio spagnolo e mondiale.
Dominio e record: i numeri di un'impresa
La vittoria della Roja, che arriva a distanza di sedici anni da quella del 2010 in Sudafrica contro l'Olanda, porta con sé una serie di record che certificano la superiorità mostrata sul campo. La squadra guidata da Luis de la Fuente ha chiuso il torneo con una difesa da record, avendo subito una sola rete in otto partite, un dato che nessun campione del mondo aveva mai eguagliato.
A questo si aggiunge l'imbattibilità che dura ormai da 38 partite consecutive, un primato assoluto per una nazionale europea o sudamericana, che ha permesso alla Spagna di dominare le competizioni internazionali, aggiungendo il titolo mondiale alla Nations League del 2023 e all'Europeo del 2024. La finale, seppur bloccata per gran parte dei 120 minuti, è stata a senso unico, con la Spagna che ha registrato venti conclusioni contro le due dell'Argentina, testimonianza di un controllo del gioco che ha lasciato poco spazio agli avversari.
Premi e montepremi: la vittoria che vale (anche) oro
Oltre alla gloria eterna, la vittoria del Mondiale 2026 ha portato anche un cospicuo bottino economico per la federazione spagnola. La FIFA, per questa edizione che ha rappresentato l'evento sportivo più ricco di sempre, ha messo in palio un montepremi record. La Spagna, in qualità di campione del mondo, ha incassato 51 milioni di dollari, una cifra che include il premio per la vittoria e i costi di preparazione. Il premio per la federazione è stato di 50 milioni di dollari.
Questo aspetto, lungi dall'essere un dettaglio marginale, sottolinea come la competizione sia ormai un colosso economico, con il presidente della FIFA Gianni Infantino che ha guidato un torneo capace di generare ricavi stimati intorno ai 13 miliardi di dollari, superando di gran lunga le precedenti edizioni.
L'eredità di una generazione e il sistema spagnolo
Al di là dei numeri, ciò che colpisce è la natura stessa di questo successo, che si configura come il trionfo di un sistema più che di un singolo. La vittoria della Roja non è solo l'apice di un ciclo vincente, ma è il frutto di un lavoro di programmazione iniziato anni prima, nei settori giovanili, con la federazione che ha puntato su un allenatore come De la Fuente, il quale conosceva la nuova generazione di talenti sin dai tempi delle selezioni Under.
La Spagna è la prima nazione a detenere contemporaneamente i titoli mondiali maschile e femminile, un ulteriore segnale di una crescita che abbraccia tutto il movimento. In campo, la squadra ha dimostrato una solidità difensiva inaspettata e una capacità di gestione del gioco che ha annullato stelle del calibro di Lionel Messi, alla sua ultima apparizione in nazionale, e ha saputo valorizzare giovani come Lamine Yamal e Pau Cubarsì, che a soli 19 anni hanno giocato una finale mondiale con la personalità di veterani.
Un torneo di contrasti: lo spettacolo e la politica
Il Mondiale 2026 resterà negli annali non solo per la vittoria della Spagna, ma anche per il contesto in cui si è svolto. Allargato per la prima volta a 48 squadre e ospitato tra Stati Uniti, Canada e Messico, il torneo è stato un gigantesco show mediatico e politico. La premiazione, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha consegnato il trofeo alla Spagna nonostante le recenti tensioni geopolitiche, è stata l'immagine di un Mondiale sottomesso a logiche di potere e business.
Non sono mancate le critiche per un format che ha diluito la qualità del calcio e per una gestione che ha spesso anteposto lo spettacolo allo sport, come testimoniano i 27 minuti di intervallo durante la finale, dedicati a coreografie da Super Bowl, contro i 15 minuti regolamentari. Eppure, è proprio in questo contesto ipertrofico che la lezione di calcio della Spagna è apparsa come un faro, un promemoria del fatto che, quando la polvere si posa, a vincere sono ancora le idee e il lavoro di squadra.




