La Flotilla veleggia su Gaza: "Rompere l'assedio"

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RaiNews INTERNO

La Global Sumud Flotilla non ferma la sua rotta verso Gaza e stima di arrivare in due giorni nella zona del blocco navale israeliano. Il ministro della Difesa Crosetto: "Corrono rischi elevatissimi". Arriveranno mercoledì nella zona ad alto rischio e giovedì saranno a Gaza. Lo promette uno degli italiani a bordo della Global Sumud Flotilla. La resistenza, nel suo nome, naviga ora nelle acque internazionali al largo di Creta: "Le difficoltà sono molte, però siamo molto determinati, ci stiamo avvicinando a un buon passo e contiamo di procedere così. (RaiNews)

La notizia riportata su altri giornali

In ogni guerra le prime vittime sono sempre le persone comuni, che non desiderano altro che vivere in sicurezza insieme alle loro famiglie. (Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai)

BOLOGNA – Tra «le donne e agli uomini della Flotilla», a cui ieri Sergio Mattarella ha scritto per esortarli ad evitare «i rischi» e ad accogliere «la mediazione», scaricando gli aiuti a Cipro, c’è anche Yassine Lafram, presidente Ucoii delle comunità islamiche d’Italia. (la Repubblica)

La Flotilla allora, da appoggiare sui social e tra gli amici, per dire che serve una mobilitazione politica, un segnale forte, che se qualcuno corre un rischio è perché chi ci governa decida di muoversi, di battere un colpo: però poi finisco tra le file di un partito, arruolata contro un altro, ed ecco di nuovo gli insulti, gli slogan, le strumentalizzazioni. (Avvenire)

E tutto questo mi ha portato, ancora, a chiedermi: quello che succede a Gaza quanto mi riguarda? Cosa dice di me? Cosa mi insegna? E anche se chiederselo così suona quasi un atto di egomania, credo sia necessario un atto di franchezza sulle emozioni che ci attivano, sull’empatia e sui rapporti di potere che generiamo di conseguenza. (Lucy. Sulla cultura)

Bisognava arrivare all’intollerabile, bisognava che una “guerra” diseguale e trasformatasi in una orrenda carneficina si affacciasse tutti i giorni e da mesi e mesi sui nostri schermi televisivi affinché l’indignazione crescesse e da questa scaturisse la protesta che il 22 settembre 2025 ha visto finalmente nelle piazze italiane moltissimi lavoratori, studenti, cittadini, gente comune e personaggi famosi, tutti uniti nella condanna della persecuzione del popolo palestinese. (Tecnica della Scuola)

Basta Di Anna Chiappini (Estense.com)