Khamenei resiste tra minacce e attacchi, mentre l'Iran è sotto assedio
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Redazione Esteri
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Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran, ha ribadito la sua linea intransigente in un messaggio registrato, affermando che «mai ci arrenderemo», mentre nuovi raid israeliani colpiscono Teheran e missili balistici iraniani raggiungono il centro e il sud di Israele. La tensione, che ormai sembra aver superato ogni soglia diplomatica, si è ulteriormente inasprita dopo che Trump ha approvato un piano d’attacco contro l’Iran, pur rimandando – almeno per ora – il via libera definitivo.
Quella che era iniziata come una guerra per procura, con attacchi mirati e operazioni sotterranee, è diventata uno scontro frontale. Khamenei, che da oltre trent’anni governa con pugno di ferro, si trova oggi a dover gestire un regime sempre più isolato, mentre le forze armate statunitensi dispiegano bombardieri B-2 e tre portaerei nel Golfo, pronti a passare all’offensiva. «Gli americani devono sapere che qualsiasi intervento avrà conseguenze irreparabili», ha avvertito, senza però specificare quali.
La sua apparizione pubblica, dopo mesi di assenza, è stata un tentativo di rassicurare i sostenitori, ma le immagini trasmesse dalla tv di stato – lo sguardo fisso, la voce meno tonante del solito – hanno alimentato dubbi sulla sua effettiva capacità di controllo. Intanto, fonti non confermate parlano di un possibile esodo di alti dirigenti verso l’Oman, mentre Putin smentisce che Teheran abbia chiesto aiuto militare alla Russia




