Khamenei annuncia l'inizio della battaglia: "L'Iran trionferà su Israele"
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Redazione Esteri
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"La battaglia ha inizio". Con queste parole, Ali Khamenei ha risposto alle dichiarazioni di Donald Trump, il quale aveva precisato di non avere intenzione, "per ora", di eliminare il leader iraniano. In un messaggio pubblicato su X, Khamenei ha aggiunto che "la Repubblica islamica trionferà sul regime sionista", mentre nella notte si registrava un nuovo scambio di missili tra Israele e l'Iran. L'esercito israeliano, dal canto suo, ha esortato i residenti di un distretto di Teheran a evacuare senza indugio, in quello che appare come un ulteriore inasprimento del conflitto.
La situazione interna in Iran, del resto, è sempre più caotica. Fonti vicine al regime raccontano di un paese allo stremo, dove la popolazione, pur intimorita, spera in un cambio di governo. "Hanno paura, ma vogliono che cada il regime", ha spiegato una fonte fuggita dal paese, sottolineando come il malcontento sia ormai diffuso. "All'inizio maledicono gli israeliani – nessuno gradisce di essere bombardato – ma poi, quando capiscono di potersi fidare, non hanno più remore contro il potere degli ayatollah".
Lo stesso Khamenei, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe ceduto parte dei suoi poteri ai giovani Pasdaran, anche se non è chiaro se si tratti di una scelta volontaria o di un esito imposto dalle circostanze. Quel che è certo è che la guida del paese appare sempre più frammentata, con le Guardie rivoluzionarie che potrebbero ora decidere se inasprire la risposta a Israele o tentare una mediazione. Negli ultimi giorni del suo controllo effettivo, Khamenei aveva cercato di riavviare i negoziati con gli Stati Uniti, nella speranza di garantire la sopravvivenza del regime.
Intanto, la figura del leader supremo continua a essere associata a episodi di repressione, come nel caso di Mahsa Amini, la giovane uccisa dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. All'epoca, Khamenei liquidò l'accaduto come "uno spiacevole contrattempo", dimostrando una freddezza che ha contribuito a consolidare la sua immagine di simbolo spietato della teocrazia




