Meloni in call con Zelensky alla vigilia del vertice con Trump, mentre i missili ipersonici russi colpiscono Kiev
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Redazione Esteri
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Alla vigilia dell'atteso faccia a faccia tra il presidente statunitense Donald Trump e Volodymyr Zelensky nella residenza di Mar-a-Lago, i leader europei hanno voluto inviare un segnale di coesione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad altri capi di governo dell'Unione e al segretario della Nato, ha partecipato a una videoconferenza con il leader ucraino, organizzata – come riferito da Palazzo Chigi – nel quadro degli sforzi per una soluzione pacifica del conflitto. Meloni, nel corso del colloquio, ha sottolineato come solo una posizione unitaria, che coinvolga l'Europa, Kiev e gli Stati Uniti, possa costringere Mosca ad assumersi le proprie responsabilità e a dimostrare una reale volontà negoziale. Un messaggio, quello dell'unità transatlantica, che appare cruciale proprio nell'imminenza del dialogo diretto tra Zelensky e Trump, il cui esito è osservato con attenzione dai capitali di tutto il continente.
Il contesto di guerra e le dichiarazioni di Mosca
La chiamata di coordinamento politico si è svolta sullo sfondo di una delle notti più violente degli ultimi mesi per la capitale ucraina. Kiev, infatti, è stata colpita da un massiccio attacco aereo russo, che ha visto il lancio di quasi cinquecento droni e di una quarantina di missili, tra i quali – stando ai resoconti dei media locali – anche i temuti ipersonici Kinzhal, i balistici Iskander e i da crociera Kalibr. Un'infermeria di fuoco e acciaio, quella descritta da Zelensky, che ha fatto da contraltare drammatico alle parole della diplomazia. Mentre le sirene antiaeree risuonavano, da Mosca giungevano dichiarazioni che parlavano di un accordo di pace "vicino", una narrazione che, però, viene sistematicamente smentita sul campo dalla ferocia degli assalti, i quali sembrano proprio voler erodere, attraverso la forza, la capacità di resistenza ucraina prima di qualsiasi seria trattativa.
Gli obiettivi del vertice in Florida
Il vertice di Mar-a-Lago, dunque, si preannuncia come un momento delicatissimo, nel quale convergeranno le pressioni militari russe, le attese di Kiev e la complessa geometria del sostegno occidentale. Zelensky ha anticipato che l'incontro avrà l'obiettivo di accelerare il percorso verso la pace, lasciando intendere che "molto può essere deciso prima del nuovo anno". Elemento significativo, il presidente ucraino ha anche rivelato che al colloquio saranno collegati in remoto i leader europei, a ulteriore dimostrazione di come questa fase richieda un coordinamento pressoché costante. La regia di Trump, che torna alla guida della Casa Bianca, si appresta così a gestire un dossier internazionale di primissimo piano, dove la posta in gioco è l'assetto di sicurezza dell'intera Europa orientale.
La partita diplomatica e la cronaca nera del conflitto
Parallelamente al vortice diplomatico, procedono le indagini sugli episodi più cruenti del conflitto, quelli che rientrano nel novero della cronaca nera internazionale. Gli attacchi indiscriminati contro centri urbani, come quello di questa notte su Kiev, costituiscono oggetto di scrutinio da parte di magistrati e organismi internazionali, chiamati a valutare le responsabilità per presunti crimini di guerra. Questa dimensione giudiziaria, seppur lenta e spesso ostacolata, rappresenta un capitolo complementare ma essenziale della vicenda, poiché mira a stabilire verità e attribuire colpe per azioni che hanno causato morti e distruzione tra la popolazione civile. Una ricerca della giustizia che procede a fatica, mentre la guerra, con i suoi lunghi e terribili colloqui fatti di esplosioni, continua a dettare l'agenda immediata.




