I leader europei dopo il vertice in Alaska: "Nessun veto russo su Ucraina, ma apertura al dialogo"
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Redazione Esteri
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Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader del Cremlino Vladimir Putin concludevano il loro incontro in Alaska, i capi di governo europei hanno ribadito con fermezza due principi fondamentali: l’Ucraina non dovrà subire alcun veto da parte della Russia sul suo percorso verso l’Unione Europea e la Nato, e i confini internazionali non possono essere modificati con la forza. Pur apprezzando gli sforzi di Trump per mediare una soluzione al conflitto, i leader Ue – tra cui Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen – hanno sottolineato che la sovranità di Kiev non è negoziabile.
In una dichiarazione congiunta, i rappresentanti della cosiddetta "Coalizione dei Volenterosi" hanno espresso la volontà di collaborare a un eventuale vertice trilaterale tra Washington, Mosca e Kiev, ma senza cedere su quelle che definiscono "garanzie di sicurezza ferree" per l’Ucraina. "Una pace giusta non può tradursi in una diminuzione della sicurezza del paese", ha affermato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, intervenuto in un dibattito televisivo poche ore dopo la fine del summit.
L’Europa, insomma, sembra muoversi su un doppio binario: da un lato, la disponibilità a sostenere l’iniziativa diplomatica di Trump, che punta a un disgelo tra le parti; dall’altro, la netta opposizione a qualsiasi tentativo di imporre a Kiev soluzioni calate dall’alto. "Lo spiraglio c’è, ma non a qualunque costo", ha osservato un diplomatico coinvolto nei negoziati, che ha chiesto di rimanere anonimo.




