La Fenice, gli orchestrali contestano Beatrice Venezi fino all'ultimo atto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'ultima opera della stagione 2024-25 al Teatro La Fenice di Venezia si è conclusa, domenica sera, non con il semplice calare del sipario ma con l'eco di una protesta che ormai da settimane attraversa il palcoscenico e la buca. Gli orchestrali, i quali non hanno mai celato il proprio dissenso, hanno infatti colto l'occasione per rinnovare, dinanzi al pubblico, la loro ferma opposizione alla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale, un incarico che assumerà a partire dall'autunno del 2026. Un malessere, il loro, che affonda le radici nelle modalità con cui la scelta è stata compiuta, ovvero senza un previo e necessario confronto con coloro che, sulla scena, dovranno poi intrecciare il proprio lavoro con quello del direttore.
Il palcoscenico come megafono di un dissidio
Prima che la musica iniziasse, la lettura di un comunicato sindacale ha formalmente riaffermato lo stato di agitazione, un atto che non ha suscitato reazioni sdegnate bensì un corale e significativo applauso di solidarietà da parte del pubblico presente. Quel gesto di approvazione ha reso ancor più palese la frattura che si è creata all'interno del tempio della lirica veneziana, mostrando come la questione, da semplice divergenza interna, si sia ormai trasformata in un vero e proprio caso che travalica le mura del teatro. Alcuni, tra i musicisti, hanno poi esternato il proprio disappunto in maniera più colorita, lanciando verso il palco l'invito, sarcastico e tagliente, di andare a dirigere a Sanremo, quasi a voler demarcare un confine netto tra un certo tipo di spettacolarizzazione e la tradizione operistica.
Le ragioni di una protesta che non accenna a placarsi
La vicenda, che ha tenuto banco per un intero mese nel mondo della musica colta, arrivando persino a causare la cancellazione della prima di "Wozzeck", non verte sul merito artistico della direttrice, inizialmente riconosciuta da alcuni come una figura autorevole, ma investe piuttosto il processo che ha condotto alla sua designazione. Ciò che le maestranze rimproverano al sovrintendente Nicola Colabianchi è la mancanza di un dialogo preliminare in un'operazione così delicata, dato che tra il podio e l'orchestra è indispensabile costruire un'intesa, una chimica che si forgia attraverso la conoscenza reciproca e una lunga pratica comune. Senza di essa, viene da chiedersi, come si potrà mai dar vita a esecuzioni all'altezza del glorioso passato del teatro.
Uno scontro che riflette dinamiche più ampie
Il meschino dietrofront operato da una parte dei media, che dopo averla celebrata hanno cominciato a definirla in modi ben diversi, è solo un riflesso della complessità della situazione. La battaglia portata avanti con determinazione dalle maestranze della Fenice, le quali mantengono alta l'attenzione sul fatto, sembra dunque destinata a proseguire, segnando profondamente l'avvio della prossima stagione e ponendo interrogativi non semplici da sciogliere sull'armonia necessaria a un'istituzione artistica di tale levatura.




