Leone XIV vola verso l’Algeria e chiude la porta a Trump: “Non arretro di un passo sulla pace”
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Redazione Esteri
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L’aria del volo papale diretto in Algeria si è fatta improvvisamente più rarefatta quando, ai giornalisti accorsi per la consueta conferenza stampa, Papa Leone XIV ha risposto con una secchezza inusuale a chi gli chiedeva conto delle accuse piovute dalla Casa Bianca. Il pontefice, senza esitare un istante, ha rivendicato la sua linea sul conflitto in Iran – una posizione, la sua, che rifiuta di essere incasellata nelle categorie politiche o militari di Washington – ribadendo che la radice del suo messaggio affonda esclusivamente nel Vangelo. “Non ho paura di ripetere il messaggio di pace”, ha scandito, chiudendo di fatto la porta a qualsiasi mediazione retorica con un presidente, Donald Trump, che da oltre un anno siede alla Casa Bianca e che nei giorni scorsi aveva scelto la via dell’attacco frontale al Santo Padre.
L’abbraccio del Messico e lo strappo mancato al tavolo dei negoziati
Mentre il jet pontificio solcava i cieli, dal Messico arrivava una nota di netto sostegno alla fermezza di Leone XIV, quasi a controbilanciare l’isolamento diplomatico che gli Stati Uniti sembrano voler imporre alla Santa Sede. La presidente Claudia Sheinbaum, nel corso della sua conferenza mattutina, ha descritto l’atteggiamento del Papa come “una posizione molto cristiana”, sottolineando – con un rammarico che non le è parso affatto rituale – come gli sforzi del Vaticano non siano purtroppo bastati a salvare il recente tentativo di cessate il fuoco tra Teheran e Washington. È un elogio, quello di Sheinbaum, che vale doppio proprio perché arriva a fronte delle aggressioni verbali subite dal leader statunitense; la presidente, difatti, ha celebrato la coerenza del pontefice nel chiedere a tutte le parti in causa di deporre le armi, una costanza che stride violentemente con la freddezza dei comunicati ufficiali diffusi nelle ultime ore dall’amministrazione repubblicana.
Quel silenzio strategico dopo la “minaccia di Avignone”
Le tensioni tra i due palazzi, per la verità, covavano sotto la brace già da settimane, ben prima che il presidente decidesse di alzare i toni in pubblico. Solo pochi giorni prima dello scoppio di questa bufera mediatica, l’ambasciatore americano presso la Santa Sede, Brian Burch, era riuscito a smorzare un principio d’incendio diplomatico nato da una presunta minaccia – si diceva arrivata dal Pentagono – di una sorta di “cattività avignonese” per l’ex nunzio a Washington, il cardinale Christophe Pierre. Il silenzio osservato allora dal Vaticano, e che qualcuno aveva ingenuamente scambiato per una resa, si è rivelato invece essere solo la calma che precede la tempesta: con il volo di ieri, Leone XIV ha dimostrato che nessuna pressione esterna, né tanto meno l’ira presidenziale, riuscirà a mettere un freno alla sua azione diplomatica. Se Trump pensava di aver trovato un interlocutore arrendevole, l’accenno del Papa alla sua “non politicità” – una frase, questa, che suona come una lama a doppio taglio – lo ha costretto a fare i conti con un avversario che non intende giocare la sua stessa partita.
Il richiamo al Congresso e i tre porporati nel mirino della Casa Bianca
L’intervento più concreto e, a detta degli analisti, più apertamente “politico” del pontefice sul conflitto in Medio Oriente risale a una decina di giorni fa, quando dalla residenza di Castel Gandolfo invitò i fedeli americani a scrivere ai propri membri del Congresso per invocare la pace. Un’intromissione, quella nelle pieghe della democrazia rappresentativa statunitense, che evidentemente ha scatenato le ire di Trump molto più delle generiche omelie domenicali. A dare man forte al Papa, del resto, non c’è solo la diplomazia vaticana ma anche una pattuglia di cardinali americani – tre in particolare, noti per le loro posizioni progressiste – che hanno già avuto modo di scontrarsi con le politiche dell’amministrazione in passato e che ora rappresentano un tassello fondamentale della resistenza ecclesiale alla Casa Bianca. E se da una parte Trump cerca di dipingere il Vaticano come un alleato infido in materia di sicurezza globale, dall’altra Leone XIV procede per la sua strada, ben consapevole che, come ha lasciato intendere nel suo breve intervento in volo, la sua autorità morale non ha bisogno del consenso di alcuna superpotenza per farsi valere.




