Conegliano, nono scudetto: l’ottava volta consecutiva che la botte piccola regala il vino buono

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Allianz Cloud di Milano ha assistito, nella serata di mercoledì, all’ennesima consacrazione di una dinastia che non smette di riscrivere i propri record. La Prosecco Doc Imoco Conegliano ha infatti conquistato il titolo di campione d’Italia per la nona volta nella sua storia, un successo che assume i contorni dell’eccezionalità se si considera che si tratta dell’ottavo sigillo consecutivo in campionato. La squadra veneta, che aveva fallito il primo match point tra le mura amiche del Palaverde in gara-3, ha dimostrato una resilienza fuori dal comune, imponendosi con un netto 3-0 (25-17, 25-22, 25-22) sulla Numia Vero Volley Milano, reducendo così l’entusiasmo delle lombarde e della loro trascinatrice, capace di fare la differenza nell’incontro precedente.

Se il proverbio narra che nella botte piccola ci sia il vino buono, le colline del Prosecco hanno ormai trasformato questa massima in una certezza statistica. La squadra allenata da Daniele Santarelli, artefice di un ciclo senza precedenti nel panorama pallavolistico nazionale, ha gestito la pressione di una serie che sembrava ormai indirizzata dopo le prime due uscite. La vittoria di Milano in gara-3 aveva però riaperto i giochi, spostando l’asse psicologico della finale e costringendo le pantere a vincere in trasferta per evitare la temuta gara. E proprio in quella circostanza, lontano dal proprio pubblico, Conegliano ha sfoderato una prova di autorità, limitando le avversarie al 40% circa in attacco e piazzando un parziale decisivo già nel primo set.

Dal punto di vista tattico, la gara di Milano ha evidenziato il divario sostanziale nella gestione dei momenti cruciali. L’opposta svedese, già eletta miglior giocatrice delle finali, ha trascinato le compagne con 19 punti, supportata da una difesa impenetrabile che ha annullato le bocche da fuoco avversarie. Dall’altra parte della rete, nonostante l’orgoglio e l’apporto del pubblico di casa, le ragazze di coach Lavarini non sono riuscite a replicare l’intensità mostrata tre giorni prima, quando avevano espugnato il Palaverde grazie a una prestazione maiuscola della propria opposta. Quel lampo di brillantezza non è bastato a scalfire un muro veneto che, col passare dei minuti, si è fatto sempre più ermetico.

Un’egemonia che guarda al passato (e lo riscrive)

Con questo nono tricolore, l’Imoco consolida il proprio status di seconda forza più titolata della storia del volley femminile italiano, scavalcando di fatto un club storico come Bergamo. Il solo ostacolo che rimane davanti a questa valanga di successi è rappresentato dalla Teodora Ravenna, ferma a quota 11 scudetti, un record che però sembra sempre meno al sicuro data la capacità delle venete di rigenerarsi stagione dopo stagione. Non è solo una questione di numeri, ma di come questi numeri vengono incassati: anche in una stagione definita “complicata” per i loro standard, dove hanno dovuto lasciare per strada Supercoppa e Mondiale per Club, le pantere hanno comunque centrato l’obiettivo principale.

La cronaca della serata all’Allianz Cloud racconta di una partita a senso unico dopo i primi scambi. I parziali, sebbene stringati nei punteggi finali, hanno raccontato la storia di una squadra, quella di Santarelli, capace di allungare nei momenti topici. La ricezione perfetta e il gioco al centro, con le centrali Chirichella e Fahr a muro, hanno messo in difficoltà la diagonale del gioco milanese, costringendo spesso l’attacco a soluzioni affrettate. Per la Vero Volley, che sognava di portare la serie al quinto e decisivo atto, si spegne così il sogno scudetto, mentre la dirigenza può comunque guardare con fiducia al futuro, consapevole di aver messo in difficoltà la corazzata più forte d’Italia più di chiunque altro.

L’analisi della serie e la reazione dopo lo scivolone

L’elemento che più ha caratterizzato la conquista di questo titolo è stata la reazione alla sconfitta subita in gara. Dopo aver dominato i primi due incontri, la battuta d’arresto casalinga avrebbe potuto minare le certezze di un gruppo abituato a vincere con continuità. Invece, la truppa veneta ha utilizzato quei tre giorni non per piangersi addosso, ma per preparare l’assalto decisivo in terra nemica. Questa capacità di assorbire il colpo e trasformarlo in benzina è forse la qualità più spaventosa di questo gruppo, una dote che va oltre la tecnica individuale e che affonda le radici in una mentalità vincente forgiata negli anni.

Milano, dal canto suo, ha disputato una finale onorevole, dimostrando di essere l’unica antagonista in grado di reggere il confronto per interi spezzoni di partita. Il commento a caldo del tecnico milanese non ha nascosto l’amarezza per un’occasione mancata, ma ha anche sottolineato il livello stratosferico raggiunto dalle avversarie, le quali “hanno espresso una pallavolo perfetta”. Per Egonu e compagne, l’applauso del proprio pubblico al termine di gara-4 è valso quanto una vittoria, suggellando una stagione di altissimo livello che restituisce credibilità a un movimento pronto a crescere ancora.

Un bottino che non accenna a fermarsi

Con questo successo, la bacheca di Conegliano raggiunge quota 31 trofei ufficiali, un numero che la pone tra le realtà più vincenti dello sport italiano a livello di club, paragonabile per longevità a certe dinastie del calcio e del basket. La società, fondata solo nel 2012, ha costruito un impero in poco più di un decennio, trasformando un’area geograficamente vocata al vino in un laboratorio di successi sportivi. La sfida ora è mantenere alta la concentrazione per gli impegni europei, con l’obiettivo di chiudere l’annata in bellezza aggiungendo altro metallo prezioso a una collezione già sterminata.

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