Lino Banfi, novant'anni e non sentirli: tra celebrazioni, tagli censori e un doppiosenso lungo una carriera
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mercoledì sera, su Rai 1, è andata in scena una celebrazione che, fin dal titolo, giocava con le parole come solo lui sa fare. "Lino d'Italia – Storia di un itAlieno", il documentario firmato da Marco Spagnoli e scritto insieme allo stesso Banfi, ha ripercorso una vita e una carriera che, a novant'anni suonati, non smettono di regalare aneddoti. Perché l'attore pugliese, classe 1936, ha una capacità innata di raccontarsi, tirando fuori ogni volta passaggi inediti di un'esistenza che sembra uscita da una delle sue commedie più celebri, anche quando il soggetto è la sua stessa storia.
Eppure, proprio in questi giorni, una notizia apparentemente laterale ha acceso un riflettore amaro sul rapporto tra il cinema di Banfi e la sensibilità contemporanea. Christian De Sica, suo compagno di avventure sul set di "I pompieri" e "Belli freschi", si è trovato a commentare un intervento piuttosto brusco operato su "Simpatici & Antipatici", il film del 1998 che li vedeva protagonisti e che lo stesso De Sica dirigeva.
La versione attualmente in streaming e in replica su Cine34 del lungometraggio, un cult per molti versi irripetibile, è stata infatti sottoposta a tagli che hanno rimosso alcune scene, un'operazione che ha riacceso il dibattito su una censura sottile e silenziosa, quella che colpisce i prodotti del passato per adeguarli a un'idea di decoro che spesso stride con la loro natura.
La festa di compleanno a Vieste e l'omaggio musicale di un amico americano
Mentre il dibattito sulle versioni "edulcorate" dei film infiammava gli appassionati, Banfi ha spostato l'attenzione su di sé con la consueta leggerezza, iniziando i festeggiamenti per il suo novantesimo compleanno. La data ufficiale di nascita è il 9 luglio, ma l'attore ha scelto di prolungare i festeggiamenti fino all'11, giorno in cui venne effettivamente registrato all'anagrafe. Per l'occasione, ha organizzato una cena intima e affettuosa al Ristorante Padre Pio di Vieste, circondato dalla famiglia e dagli amici più cari.
A rendere la serata ancora più speciale è stato l'omaggio musicale di Ronn Moss, il celebre volto di Ridge nella soap opera "Beautiful". L'attore americano, legato a Banfi da una profonda amicizia, ha imbracciato una chitarra e intonato un "tanti auguri" che ha contagiato l'entusiasmo di tutti i presenti, regalando un momento di autentica complicità che ben rappresenta l'affetto trasversale che l'attore pugliese è riuscito a costruirsi nel corso dei decenni.
Un gesto semplice, quello dell'amico Moss, che ha spezzato l'atmosfera formale per restituire tutta la spontaneità di un rapporto umano che va oltre il palcoscenico.
Un doppiosenso che racconta un'epoca: il caso di "Simpatici & Antipatici"
Tornando alla polemica sollevata da De Sica, il caso di "Simpatici & Antipatici" rappresenta un termometro preciso dello stato di salute della memoria cinematografica italiana. La commedia, che all'epoca giocava senza troppi pudori sui doppi sensi e su una certa comicità fisica, oggi si trova a fare i conti con un presente che fatica a contestualizzare. I tagli operati, secondo quanto riportato, non riguardano solo battute spinte ma intere sequenze, cancellate per non urtare la suscettibilità di uno spettatore moderno che, forse, non coglierebbe più l'ironia grottesca di quelle pellicole.
In questo senso, la figura di Lino Banfi diventa emblematica di un intero filone culturale. Attore simbolo di quella commedia all'italiana che faceva del doppiosenso la sua arma migliore, Banfi ha costruito un'immagine che oscillava tra il sagace e il malizioso, senza mai cadere nella volgarità becera. Il fatto che oggi i suoi film vengano rimontati e accorciati per assecondare le piattaforme digitali e le nuove reti televisive solleva un interrogativo che va ben oltre la singola pellicola: si tratta di un'operazione di tutela o di una rimozione forzata di un pezzo di storia sociale del Paese?
Novant'anni di carriera tra censura e affetto popolare
Il documentario andato in onda su Rai 1 ha provato, forse, a rispondere a questa domanda, mettendo in scena non solo l'attore ma il fenomeno culturale che lo ha reso un "itAlieno". Un alieno che, nella sua lunga carriera, ha attraversato gli anni Settanta e Ottanta come un fiume in piena, interpretando ruoli che hanno fatto la storia del cinema leggero italiano, da "L'insegnante balla... con tutta la classe" a "Il ragazzo di campagna", passando per i polizieschi firmati da Bruno Corbucci.
In ognuno di questi film, Banfi portava avanti un personaggio ben definito, quello dell'italiano medio furbo ma ingenuo, che utilizzava il linguaggio come un'arma di seduzione e difesa.
Oggi, mentre gli attori della sua generazione vengono celebrati come monumenti, i loro lavori più celebri subiscono un trattamento che li rende irriconoscibili, quasi fossero imbarazzanti. La dedica di Ronn Moss, la cena a Vieste e le parole di De Sica rappresentano, in filigrana, tre facce della stessa medaglia: quella di un uomo che ha saputo regalare risate a un intero Paese e che, a novant'anni, si trova al centro di un dibattito che non avrebbe mai immaginato di suscitare.
Un dibattito che, forse, dice più di noi che di lui, della nostra incapacità di guardare al passato con occhi diversi senza per questo doverlo mutilare.




