Il tuffo nel lago di Garda e quei lunghissimi minuti sul fondale: non ce l’ha fatta il sedicenne di Cividate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due giornate completamente diverse, legate però dallo stesso epilogo infelice. Sabato 2 maggio, il lago di Garda a Desenzano era ancora una cartolina per un gruppo di amici in gita, finché uno di loro – un sedicenne residente a Cividate al Piano – non ha deciso di tuffarsi per l’ultima volta da un pedalò. Non è più riemerso. Il suo, recuperato sul fondale dopo un lasso di tempo che nessuna medicina avrebbe potuto davvero colmare (si parla di circa una quarantina di minuti di completa immersione), è stato affidato alle cure disperate dei sanitari. Hanno provato a strapparlo alla morte per venti ore al Civile di Brescia; una battaglia persa nel primo pomeriggio di domenica 3 maggio, quando i medici di rianimazione hanno dovuto arrendersi all’evidenza dei fatti.

Quaranta minuti sul fondo e la speranza del cuore artificiale

La dinamica, sebbene ancora al vaglio della Guardia Costiera e delle forze dell’ordine per escludere altre concause, rientra purtroppo in quella casistica che chi lavora sulle acque interne conosce fin troppo bene. Il ragazzo, Badr Ouajil, era in compagnia su un'imbarcazione a pedali nella zona del Desenzanino; a un certo punto si è lasciato cadere in acqua, ma non è più tornato a galla. I suoi amici, gettatisi subito per recuperarlo, hanno dovuto fare i conti con la profondità e la poca visibilità, riuscendo a portarlo a riva solo dopo l’intervento dei professionisti. Trasportato d’urgenza in elicottero a Brescia, il sedicenne è stato sottoposto a un trattamento di circolazione extrarea – una macchina che, nelle intenzioni dei medici, avrebbe dovuto sostituire le funzioni del suo cuore fermo – ma l’intervento, purtroppo, non ha sortito gli effetti sperati.

L’abbraccio silenzioso della sua Bergamasca

La notizia ha attraversato velocemente la pianura, raggiungendo via Gramsci a Cividate, dove la famiglia – il padre, la madre, un fratello maggiore e una sorellina – vive in un quartiere di case popolari. Il cordoglio è esploso in modo particolare tra i membri della comunità tunisina del territorio, che conoscevano bene il giovane; lo stesso sindaco ha espresso vicinanza a una famiglia distrutta, che nella giornata di domenica ha chiuso la porta agli estranei per elaborare un dolore troppo grande per essere commentato a caldo. Lasciato il calcio giovanile (dove aveva militato per qualche stagione nel Cividate-Pontoglio), Badr frequentava una scuola professionale a Chiari, dividendosi tra impegni di studio, amici e famiglia. Un’esistenza normale, spezzata da un tuffo che, quasi certamente, ha innescato uno shock termico fatale.

L’attesa e le operazioni di polizia giudiziaria

Sul senza vita, che fino a sera è rimasto a disposizione dell'autorità giudiziaria, non si esclude l’esecuzione di accertamenti più approfonditi. Serviranno a fugare qualsiasi dubbio sul motivo per cui il sedicenne non sia stato capace di riemergere dopo l’immersione, anche se l’ipotesi del malore improvviso dovuto allo sbalzo termico – e forse a una momentanea perdita di coscienza – rimane la più accreditata. Nel frattempo, chi era con lui quel giorno, quei giovani amici che l’hanno visto scomparire sotto la superficie limpida del Garda, dovrà fare i conti con un ricordo destinato a restare impresso per sempre. La salma, una volta disposto il nullaosta, farà infine ritorno a casa, dove non resta che prendere atto della tragica fine di una gita iniziata come tante altre.

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