Un tuffo dal pedalò, poi il dramma nel Garda: non ce l’ha fatta Badr Ouajil, il sedicenne che lottava da 20 ore

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’incidente era accaduto nel tardo pomeriggio di sabato, quando il gruppo di amici – che con lui aveva raggiunto Desenzano per una gita – ha visto Badr scomparire tra le acque antistanti la spiaggia del Desenzanino senza fare più ritorno in superficie. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo di origine tunisina, residente a Cividate al Piano, si trovava su un pedalò noleggiato insieme agli altri; a un certo punto, nonostante le temperature ancora rigide del lago (un fattore, questo, che potrebbe aver giocato un ruolo determinante in quanto causa di uno choc termico letale), ha deciso di tuffarsi. Un gesto in apparenza banale durante una giornata spensierata, ma che si è trasformato immediatamente in tragedia quando i presenti, dopo averlo atteso invano, si sono resi conto che non riemergeva.

I quaranta minuti sul fondale prima del recupero

**Il recupero, va detto, non è stato immediato: gli amici si sono immersi per primi nel tentativo di individuarlo – sono riusciti a cercarlo per circa venti minuti – ma alla fine è stato necessario l’intervento della Guardia Costiera, giunta sul posto con due mezzi navali, per scandagliare il fondale.** Le ricerche, coordinate anche con i vigili del fuoco (il cui intervento dei sommozzatori è stato poi annullato), hanno portato al ritrovamento del senza vita dopo circa quaranta minuti di immersione totale. Riportato a riva, il sedicenne è stato subito affidato ai sanitari del 118, che hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare sul lungolago; rianimazione proseguita poi senza sosta durante il trasporto d'urgenza in elisoccorso verso gli Spedali Civili di Brescia.

Vent’ore di agonia e il tentativo della circolazione extrarea

**L’agonia di Badr Ouajil è durata venti ore: i medici del reparto di rianimazione, non appena il ragazzo è arrivato in ospedale, lo hanno sottoposto a un trattamento di circolazione extracorporea (un dispositivo che sostituisce le funzioni di cuore e polmoni, generalmente utilizzato nei casi più estremi), nella speranza di riattivare un battito cardiaco autonomo.** La macchina, però, non ha ottenuto l’effetto sperato: il cuore del giovane non ha mai ripreso a battere autonomamente. Ufficialmente, la morte è stata dichiarata nel pomeriggio di domenica, dopo che ogni tentativo di strapparlo alla morte si era rivelato vano. Una notizia che ha gettato nello sconforto la famiglia – il ragazzo viveva con i genitori, un fratello maggiore e una sorellina di dodici anni – e l’intera rete di conoscenze che lo frequentavano.

La dinamica dell’incidente e gli accertamenti in corso

**Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche la polizia di Stato e i carabinieri, che stanno conducendo gli accertamenti di rito per ricostruire con precisione la dinamica, sebbene al momento non emergano responsabilità dirette di terzi.** L’ipotesi più accreditata tra i medici, come detto, resta quella della “sincope da immersione rapida” (o idrocuzione): uno sbalzo termico violento che provoca una perdita di coscienza improvvisa bloccando il respiro. Il fratello della vittima, affidando il suo dolore a un post su Instagram, ha voluto lasciare un monito ai coetanei, invitandoli a riflettere sul valore della vita e sul futuro. Badr, che frequentava una scuola professionale a Chiari e fino a due anni fa militava nelle giovanili di calcio del Cividate-Pontoglio, era uscito con loro utilizzando un pedalò che si trovava a poche decine di metri dalla riva, all’interno della zona di sicurezza delimitata dalle boe.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.