Tangenti all’Asl di Bari, a Concetta Sciannimanico restituite le borse di lusso sequestrate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sistema corruttivo, che per anni ha imbrigliato gli appalti dell’azienda sanitaria barese, si è definitivamente sfilacciato davanti al giudice, dopo che videoregistrazioni e intercettazioni ne avevano già palesato la solidità. Una sentenza della gup Isabella Valeria Valenzi ha infatti siglato la fine giudiziaria della vicenda, accogliendo le richieste di patteggiamento avanzate dagli ingegneri ritenuti i capi della cosca, Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis, i quali si sono visti infliggere una pena di cinque anni di reclusione. Entrambi, che erano stati tratti in arresto nel novembre dello scorso anno e successivamente posti agli arresti domiciliari, figuravano come i coordinatori di una banda dedita a distorcere le procedure di gara, assicurando gli affidamenti alle imprese colluse in cambio di compensi illeciti, i quali non assumevano soltanto la forma del denaro contante.

La condanna dell'ex funzionaria

All’interno di quel circuito, come ha stabilito il giudice, operava anche Concetta Sciannimanico, la cui posizione è stata giudicata con il rito abbreviato. La Valenzi le ha irrogato una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione, ricondotta a quella di semplice partecipe nell’associazione a delinquere, unitamente alla responsabilità per un episodio specifico di corruzione. La ricostruzione processuale dipinge un meccanismo illecito che prometteva lavori, tra i quali spiccavano quelli per il reparto riservato ai detenuti dell’ospedale San Paolo e per la ‘Casa della Salute’ di Giovinazzo, dietro la corresponsione di vantaggi di varia natura. Alcuni di questi, come le costose borse firmate sequestrate nell’abitazione della Sciannimanico durante le indagini, le sono state tuttavia restituite in seguito a un provvedimento del gip, il quale ne ha disposto la restituzione poiché non direttamente riconducibili al reato contestato.

La dinamica degli scambi illeciti

La trama illecita si sosteneva su uno scambio sistematico, dove la promessa di aggiudicarsi gli appalti veniva ripagata con soldi, regali di prestigio e persino con lavori di ristrutturazione gratuiti, elementi che delineano un quadro di corruzione non episodica ma radicata. Il fatto che le tangenti assumessero forme così diversificate, passando dal denaro liquido ai beni di lusso fino a interventi edilizi, dimostra l’adattabilità e la spregiudicatezza del gruppo, il quale ha sfruttato la sua influenza all’interno dell’ente sanitario per piegare le procedure amministrative a proprio vantaggio. La restituzione di parte dei beni sequestrati alla Sciannimanico, per quanto non incida sul giudizio di colpevolezza, getta una luce particolare sulle complessità investigative legate alla tracciabilità del frutto dei reati.

L'esito del procedimento penale

Con le condanne agli ingegneri Sansolini e Iacobellis e alla funzionaria Sciannimanico, il procedimento penale ha trovato il suo epilogo attraverso due condanne e ben otto patteggiamenti, numeri che confermano l’ampiezza del coinvolgimento di persone all’interno della macchina dell’Asl. La sentenza, pur chiudendo il capitolo giudiziario, lascia sullo sfondo le conseguenze operative di quelle condotte sull’efficienza e sulla trasparenza dell’ente, chiamato a erogare servizi pubblici essenziali. Le indagini, partite da nuclei circoscritti di illeciti, sono riuscite a portare alla luce un’organizzazione strutturata, i cui tentacoli si estendevano su più livelli decisionali, distorcendo la concorrenza e intaccando la fiducia nelle istituzioni.

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