La chiusura di Bluepoint e il paradosso di Sony: sette studi sacrificed su PS5, la console piú profittevole di sempre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La lunga e tormentata generazione di PlayStation 5, quella che la stessa casa giapponese non ha esitato a definire la piú proficua della sua storia trentennale con ricavi complessivi che avrebbero toccato i 136 miliardi di dollari, custodisce nel suo seno un paradosso difficile da ignorare. Perché se è vero, come dichiarato dall’amministratore delegato di Sony Interactive Entertainment, Hideaki Nishino, che il profilo finanziario dell’ecosistema continua a evolversi e a espandersi, è altrettanto vero che sotto la sua egida si è consumata una vera e propria ecatombe di studi di sviluppo proprietari. L’ultimo, in ordine di tempo, è il rinomato team texano Bluepoint Games, celebrato specialista in remaster e remake di altissimo profilo tecnico, la cui chiusura, effettiva a partire dal prossimo marzo, ha sollevato un polverone di polemiche e rivelazioni postume -1-6.
La scomparsa di Bluepoint, assorbita da Sony nel 2021 e artefice del remake di Demon‘s Souls che aveva spinto al lancio la PS5, non rappresenta un incidente di percorso, bensí il settimo sigillo a una strategia di consolidamento che ha visto passare al taglio anche Japan Studio, London Studio, PixelOpus, Neon Koi, Manchester Studio e Firewalk Studios — questi ultimi due finiti sotto la scure dopo il disastroso esordio di Concord — -3-9. Un’epurazione silenziosa, quella avvenuta nel corso degli ultimi anni, che stride con i numeri da capogiro vantati dalla multinazionale e che trova una delle sue spiegazioni piú amare proprio nelle dinamiche interne che hanno portato alla fine del team di Austin.
Secondo quanto emerso da un’inchiesta condotta dall’utente X Detective Seeds, il quale ha raccolto le testimonianze anonime di quattro dipendenti ormai fuoriusciti dallo studio, la fiducia all’interno di Bluepoint era alle stelle dopo l’acclamato lavoro su Demon‘s Souls -4-10. La convinzione generale, spiegano le fonti, era che il prossimo incarico non potesse che essere un altro gioiello del catalogo FromSoftware: il tanto agognato rifacimento di Bloodborne. Un sogno, quello di tornare a Yharnam con la potenza hardware di PS5, che non solo non si è mai materializzato, ma che è stato spazzato via da una direttiva ben precisa proveniente dai piani alti di Sony. Il team venne dirottato su un progetto del tutto alieno alla sua natura, ovvero un Titolo live service basato sul franchise di God of War, una scommessa che mal si conciliava con le competenze artistiche e artigianali dello studio.
Il progetto live service, rivelano i testimoni, si rivelò presto una gabbia troppo stretta. Le scadenze non venivano rispettate, la mole di lavoro cresceva in modo insostenibile e l’entusiasmo iniziale lasciò presto il posto alla frustrazione. Il colpo di grazia, raccontano, arrivò dopo il naufragio di Concord: la casa madre, scottata dall’insuccesso, inasprí i controlli sui giochi come servizio, portando alla cancellazione del progetto God of War e gettando lo studio in un limbo creativo e produttivo da cui non si è piú ripreso -4. Nel corso del 2025, Bluepoint sottopose a Sony ben quattro nuove proposte, tra cui due remake single player, ma tutte vennero sistematicamente bocciate in quanto ritenute poco in linea con le prospettive di mercato -10.




