Gravina: "Retegui in Arabia? Effetto della globalizzazione, ma il mercato va rispettato"
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Redazione Sport
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Il calcio, che pure si ostina a definirsi sport, mostra ancora una volta il suo volto più spietato, quello che piega ogni idealità alle logiche del denaro. Gabriele Gravina, presidente della Figc, non ha nascosto il disappunto per la probabile partenza di Mateo Retegui verso l’Al-Qadsiah, club saudita che sta mettendo sul piatto un’offerta da 65 milioni per strapparlo all’Atalanta. "Dispiace perdere dei ragazzi che in questo momento davano un apporto significativo alla maglia azzurra", ha ammesso a margine del Consiglio federale, aggiungendo però, con un tono quasi rassegnato, che "questo è l’effetto della globalizzazione".
Le sue parole, seppur velate di rammarico, suonano come un’ammissione di impotenza di fronte a dinamiche ormai incontrollabili. "Non riusciamo a fronteggiare o porre paletti all’economia di mercato", ha proseguito, sottolineando come certi meccanismi, pur discutibili, siano ormai parte integrante del sistema. Un sistema che, negli ultimi anni, ha visto il calcio trasformarsi sempre più in un affare per pochi, svuotato della sua identità popolare e consegnato agli interessi di fondi sovrani e oligarchi.
Retegui, capocannoniere della scorsa Serie A con 25 reti, rappresenta solo l’ultimo tassello di un fenomeno che non accenna a fermarsi. Dopo le visite mediche in Olanda, dovrebbe siglare un contratto quadriennale da 15,5 milioni più bonus, cifre che rendono evidente come il calciatore, pur essendo un punto fermo nel progetto azzurro, non possa resistere alla tentazione di un’offerta fuori misura. L’Atalanta, dal canto suo, incasserà una somma enorme, inclusa la percentuale di solidarietà dovuta all’Estudiantes, suo club di formazione.




