Omicidio Ludwig, davanti al giudice gli indagati per il delitto della polizza sulla vita
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Redazione Interno
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Si sono svolti questa mattina gli interrogatori di garanzia per Emiliano Milza e Simona Hirsch, i due amici accusati di aver pianificato e messo in atto l'omicidio di Franka Ludwig, il cui Corpo era stato rinvenuto, lo scorso 2 luglio, ai margini di un’area boschiva a San Godenzo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, che basano le loro accuse su una solida mole di elementi, il movente del delitto sarebbe di natura economica, riconducibile alla volontà di riscuotere il premio di una polizza sulla vita stipulata a nome della vittima. La coppia, stando all’ipotesi accusatoria, avrebbe prima sedato la donna per poi inscenare un finto incidente stradale, un piano che però ha lasciato troppe tracce e contraddizioni, finendo per richiamare l’attenzione dei carabinieri del SIS, chiamati a effettuare i rilievi sul posto nel giorno del macabro ritrovamento.
Le rivelazioni dalle intercettazioni nel furgoncino
Un elemento di particolare gravità, emerso nel corso delle indagini e destinato a pesare sul procedimento, proviene da una conversazione intercettata all’interno del furgoncino bianco utilizzato per il delitto. In quelle registrazioni, Simona Hirsch avrebbe pronunciato una frase destinata a rimanere negli atti, rivolgendosi a Milza a finestrini aperti e con la radio a volume elevato, quasi a coprire il peso delle parole: “Se avessi saputo che… la tua amica... era la mamma del bambino... non l’avrei buttata nello sprofondo così... come siamo rimasti d’accordo”. Questa dichiarazione, resa pubblica dalle fonti investigative, non solo sembra confermare una premeditazione agghiacciante nel metodo dell’omicidio, ma getta anche una luce sinistra sul carattere dei rapporti all’interno della coppia, suggerendo dinamiche di manipolazione e forse di non piena consapevolezza da parte di uno dei due sulle reali conseguenze del patto criminoso.
Il precedente inquietante della badante deceduta
Il quadro investigativo si è nel frattempo complicato, estendendosi a un altro decesso dalle circostanze ancora da chiarire. Gli inquirenti stanno infatti esaminando con attenzione la morte di una badante peruviana di 40 anni che accudiva la madre di Emiliano Milza. La donna è stata trovata senza vita nella casa di Montorsoli dove viveva; l’uomo e l’anziana madre si trovavano nella stanza accanto al momento del ritrovamento. Quel che desta sospetti, oltre alla tragica coincidenza, è il fatto che pochi giorni prima del decesso, durante una gita a Siena in compagnia di Milza e della madre, la badante avesse già accusato un malore, tanto da essere rinvenuta priva di sensi sul pavimento della sua camera d’albergo. Un episodio che, alla luce degli sviluppi successivi, assume un contorno inquietante e porta gli investigatori a porsi domande cruciali sulle dinamiche di quella morte, avvenuta quando la vittima aveva appena quarant’anni.
L’ombra delle polizze sulla vita e le indagini in corso
Il filo conduttore che lega le due tragedie sembra essere, ancora una volta, di natura finanziaria. Dagli accertamenti è emerso che Emiliano Milza avrebbe convinto anche la badante della madre a sottoscrivere una polizza sulla vita, indicando sé stesso come beneficiario. Una pratica, questa, che ricorda da vicino il movente attribuito all’omicidio di Franka Ludwig e che spinge le forze dell’ordine a scavare più a fondo nella vita e nelle relazioni dell’ex chef. Parallelamente, dalle indagini emergono anche accuse di maltrattamenti che Milza avrebbe perpetrato nei confronti della propria madre e del figlioletto, dipingendo un quadro comportamentale complesso e turbolento. Le indagini proseguono ora su un doppio binario, cercando di accertare la verità sia sul delitto di San Godenzo sia sulla morte della badante, per capire se e come i due eventi possano essere collegati da un’unica regia.




