Difesa europea, l'ammiraglio Cavo Dragone: "Un esercito unico Ue non è perseguibile"
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Redazione Esteri
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"Mi distaccherei dal concetto di esercito unico europeo perché non è perseguibile". Con questa affermazione netta, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha delineato la sua posizione durante un panel del New Year's Forum all'Auditorium di Roma, sgomberando il campo da facili entusiasmi o visioni troppo ideologiche. La difesa del continente, ha spiegato con chiarezza, deve continuare a essere garantita dalle nazioni europee nella loro piena sovranità, le quali, contribuendo al bene comune, operano già efficacemente all'interno della struttura di comando dell'Alleanza Atlantica. Una riflessione, la sua, che giunge in un momento di profondo ripensamento degli equilibri strategici globali e che tiene conto della realtà fattuale delle istituzioni esistenti.
Una precisazione doverosa sull'europeismo
L'ammiraglio, prima di approfondire il nocciolo della questione, ha voluto però sgombrare il campo da possibili fraintendimenti di carattere politico, precisando con tono fermo: "prima di tutto, io sono europeista, partiamo da qui, non voglio essere frainteso". Una dichiarazione necessaria, quasi un preambolo volto a scindere l'analisi tecnico-militare da ogni posizione ideologica, sottolineando come lo scetticismo verso un modello di difesa unificato non derivi da una mancanza di fiducia nel progetto europeo, bensì da una valutazione concreta della sua fattibilità nell'immediato contesto geopolitico. Cavo Dragone ha ribadito il concetto anche in un'intervista al Corriere della Sera, ragionando pubblicamente sull'opportunità di un simile passo.
La resilienza della Nato e lo scenario internazionale
Alla vigilia del suo primo anno a capo del massimo organismo militare dell'Alleanza, Cavo Dragone ha offerto una valutazione complessiva dello stato di salute della Nato e del conflitto in Ucraina, ritenendo che l'organizzazione "non è assolutamente in crisi" e possieda anzi tutti gli strumenti necessari per rispondere alle crisi e ridefinirsi. Riguardo alla guerra, ha osservato come l'avanzata russa proceda ormai "a passi minimi", constatando che non sono stati raggiunti "nessuno degli obiettivi strategici iniziali" del Cremlino. Un quadro, il suo, che delinea una resistenza ucraina solida e un indebolimento delle ambizioni offensive nemiche, pur nella drammaticità degli eventi.
La cooperazione transatlantica al centro della sicurezza
Il discorso sull'esercito europeo si intreccia inevitabilmente con le dinamiche della cooperazione con gli Stati Uniti, soprattutto in una fase in cui il presidente Trump è tornato alla guida della superpotenza americana. Cavo Dragone, pur escludendo l'esistenza di tensioni, ha implicitamente riconosciuto la necessità di lavorare su una collaborazione sempre più stretta, indicando che, in caso di un eventuale "disimpegno graduale" da parte americana, l'Europa dovrebbe essere pronta a "colmare i vuoti" che ne deriverebbero. La sua visione, dunque, non promuove un'autonomia difensiva continentale in contrapposizione alla Nato, ma una sovranità nazionale coordinata e responsabile all'interno dell'Alleanza, pronta a evolversi dinamicamente con il mutare degli impegni dei partner.




