Cyber guerra, la dottrina italiana divide la politica. L'ammiraglio Cavo Dragone e il generale Camporini sul fronte offensivo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'idea di una risposta cyber proattiva della Nato, avanzata dall'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell'Alleanza Atlantica, continua a sollevare un acceso dibattito che travalica i confini della strategia militare per investire il cuore della politica italiana. L'intervista concessa al Financial Times, nella quale Cavo Dragone ha ammesso di valutare l'ipotesi di essere "più aggressivi o proattivi invece che reattivi" di fronte alle attività ibride della Russia, ha infatti prodotto reazioni contrastanti, alcune delle quali interpretano quelle parole come un potenziale imbarazzo per l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Una lettura, questa, che il generale in pensione Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa, contesta con forza, affermando senza mezzi termini che "colpire con un virus la fonte identificata di un'aggressione cyber è un atto difensivo".

La difesa come atto preventivo e le polemiche in aula

La posizione del generale Camporini, che si dice meravigliato per le critiche rivolte all'ammiraglio, delinea un principio cardine del nuovo scenario bellico, ossia la legittimità di neutralizzare una minaccia informatica accertata prima che essa possa produrre i suoi effetti dannosi. Un concetto che, se da un lato trova sostenitori in chi vede nella cyberspfera un dominio operativo al pari di quelli tradizionali, dall'altro alimenta timori di una pericolosa escalation con Mosca. Tali timori sono stati portati con veemenza in Parlamento, dove un esponente del Movimento 5 Stelle ha lanciato un durissimo attacco al governo, associandosi alla richiesta di informativa del ministro della Difesa Guido Crosetto ma chiedendo conto anche alla presidente del Consiglio e a tutto l'esecutivo su quella che è stata definita una deriva bellicista. "In quest'aula non si dovrebbe parlare d'altro che se non di come ci state portando in Guerra", ha dichiarato il parlamentare, accusando la maggioranza di alimentare un pericoloso gioco al rialzo sulla percezione della minaccia russa.

Il rischio di imitare l'avversario e le reazioni oltre la politica

La discussione tocca un nervo scoperto della contrapposizione con la Russia, ovvero il rischio che, nel contrastare metodi ibridi e autocratici, l'Occidente stesso finisca per adottarne le logiche, sacrificando in nome della sicurezza quei principi di libertà e democrazia che afferma di voler difendere. È l'ammonimento che emerge da alcune analisi, le quali osservano come la paura di un nemico esistenziale possa spingere a diventare simili a lui pur di non lasciarlo vincere. Reazioni alle dichiarazioni di Cavo Dragone sono giunte anche da ambienti lontani dalla politica istituzionale, come nel caso del commento ironico e dissacrante di un noto personaggio dello spettacolo, il quale ha sintetizzato in una battuta il timore di una marginalizzazione dell'Italia sullo scacchiere internazionale, suggerendo come le potenze in gioco possano facilmente escludere il paese dalle decisioni cruciali.

Il quadro strategico e le sue implicazioni

Al di là delle polemiche, l'intervista dell'ammiraglio Cavo Dragone ha il merito di svelare la direzione in cui si sta muovendo la riflessione strategica al vertice della Nato, chiamata a rispondere a sabotaggi, violazioni dello spazio aereo e, soprattutto, a campagne informatiche sempre più invasive e destabilizzanti. L'intensificazione della guerra ibrida condotta dalla Russia richiede, secondo questa visione, un adeguamento delle contromisure, che non possono limitarsi a una risposta postuma ma devono contemplare la possibilità di interrompere preventivamente le catene di attacco nemiche. Una dottrina che, sebbene presentata nell'ambito della legittima difesa, segna un'evoluzione significativa nell'approccio dell'Alleanza e costringe i governi membri, incluso quello italiano, a misurarsi con scelte di altissima responsabilità e dalle imprevedibili conseguenze.

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