Dopo le parole di Cavo Dragone, Tajani smorza i toni: "Tempesta in un bicchier d'acqua"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha definito "un'affermazione di fatto" le dichiarazioni rilasciate al Financial Times dall'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato, che hanno scatenato un acceso dibattito nelle ultime ore. Secondo Tajani, intervenuto nel corso di un punto stampa all'assemblea generale di Alis a Roma, il clamore sollevato supererebbe di gran lunga il contenuto effettivo delle parole pronunciate dall'ufficiale. "Lui ha detto che dobbiamo avere una posizione attiva nel proteggere la Nato e l'Europa da eventuali attacchi, tutto qua", ha precisato il ministro, liquidando le polemiche come una reazione eccessiva e sostenendo che si tratti, in buona sostanza, di una "tempesta in un bicchier d'acqua".
Le dichiarazioni dell'ammiraglio e la difesa di Crosetto
Nell'intervista incriminata, l'ammiraglio Cavo Dragone, figura di massimo rilievo nella struttura militare dell'Alleanza Atlantica, aveva delineato la possibilità di un cambio di passo nelle strategie di risposta alle minacce ibride, provenienti in particolare dalla Russia. Pur senza mai menzionare esplicitamente un attacco militare convenzionale, l'ufficiale aveva parlato della necessità di valutare un approccio più aggressivo e proattivo, anziché meramente reattivo, contemplando anche azioni preventive in ambito cybernetico per contrastare sabotaggi, violazioni dello spazio aereo e operazioni informatiche. Parole che non sono passate inosservate, suscitando immediate proteste da Mosca, la quale le ha bollate come irresponsabili, e accendendo un vivace dibattito pubblico anche in Italia. A scendere in campo in difesa dell'ammiraglio è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale ha replicuto alle varie accuse sottolineando la legittimità di valutare ogni opzione a tutela della sicurezza collettiva.
Le reazioni e il dibattito pubblico
Oltre alle reazioni istituzionali, la vicenda ha inevitabilmente varcato la soglia del dibattito mediatico più ampio, finendo sotto i riflettori dei talk show. In una di queste occasioni, il commento forse più colorito è arrivato da Enzo Iacchetti, il quale, a proposito della posizione internazionale dell'Italia e dell'Europa, ha usato un'espressione particolarmente cruda durante la trasmissione "E' sempre Cartabianca". Pur senza entrare nel merito strategico, Iacchetti ha ironizzato sulla fragilità percepita, arrivando a sostenere che, di fronte a certi equilibri di potere – dove ha citato il presidente russo Putin, definendolo più intelligente dell'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump – le conseguenze potrebbero essere drastiche con estrema facilità.
Il quadro strategico e le sue implicazioni
Al di là delle singole esternazioni, ciò che emerge dalle dichiarazioni dell'ammiraglio Cavo Dragone è la fotografia di un'alleanza militare costretta a ridefinire i propri parametri d'azione in uno scenario di conflitto ormai ibrido e asimmetrico. La guerra in corso, infatti, non si combatte solo sui campi di battaglia tradizionali, ma si estende in maniera pervasiva nel cyberspazio e attraverso operazioni di sabotaggio e disinformazione, sfidando i classici confini della risposta difensiva. Valutare una postura più decisa, per quanto delicata e potenzialmente esplosiva dal punto di vista politico-diplomatico, riflette quindi la difficoltà oggettiva di proteggere le infrastrutture critiche e l'integrità territoriale degli stati membri con strumenti concepiti per un'epoca diversa. È questo il nocciolo della questione, che rimane sullo sfondo mentre le parole vengono analizzate, smontate e spesso decontestualizzate nel vortice della comunicazione quotidiana.




