Cavo Dragone, Tajani smorza le polemiche: "Affermazioni di fatto, tempesta in un bicchier d'acqua"
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Redazione Esteri
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Le dichiarazioni dell'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato, hanno generato un vespaio di reazioni dopo la pubblicazione dell'intervista al Financial Times, nella quale si ventilava la possibilità di risposte più decise, persino preventive, alla guerra ibrida portata avanti dalla Russia. Il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, è però intervenuto per ridimensionare il clamore, definendo quelle parole come mere "affermazioni di fatto" che, a suo avviso, hanno finito per creare più rumore del dovuto. "È un'intervista fatta al Financial Times. È un'affermazione di fatto che ha creato più clamore di quanto fosse il vero contenuto delle sue parole", ha chiarito Tajani nel corso di un punto stampa, aggiungendo come il senso ultimo fosse semplicemente quello di "avere una posizione attiva nel proteggere la Nato e l'Europa da eventuali attacchi". Una posizione, la sua, che ha liquidato l'intera faccenda come una "tempesta in un bicchier d'acqua", cercando così di alleggerire la tensione diplomatica.
Le garanzie del segretario generale della Nato
In quella stessa giornata, il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, intervenendo pubblicamente, ha voluto ribadire i principi fondativi dell'organizzazione, pur senza smentire nel merito la necessità di adattarsi alle nuove sfide. Egli ha infatti ricordato come la Nato sia nata e rimanga un'alleanza difensiva, un concetto che, ha assicurato, non è destinato a mutare. Ciò nonostante, ha proseguito, non devono esserci dubbi sulla capacità di garantire la sicurezza collettiva, a prescindere dalla natura delle minacce, che siano convenzionali o, appunto, ibride. "Le minacce ibride e informatiche sono quelle più attuali e dobbiamo affrontarle", ha affermato, sottolineando come, per loro stessa natura, le contromisure in questi campi non possano essere sempre rese pubbliche, pur assicurando l'impegno continuo in quella direzione.
La difesa di Crosetto e le reazioni nel dibattito pubblico
Sul fronte interno, a scendere in campo a protezione dell'ammiraglio Cavo Dragone è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale ha replicando alle varie accuse nate attorno all'ipotesi degli "attacchi preventivi". La difesa del ministro si è inserita in un dibattito pubblico già infiammato, che ha visto posizioni molto diversificate. In un programma di approfondimento, ad esempio, un noto personaggio dello spettacolo ha usato toni fortemente critici e sarcastici commentando le parole dell'ammiraglio, arrivando a esprimere scetticismo sull'efficacia di simili posizioni nello scacchiere internazionale, soprattutto in considerazione del fatto che Donald Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti. Quel tipo di reazione, per quanto colorita, è esemplificativo di come le dichiarazioni, tecniche e riservate per loro natura, abbiano travalicato i confini della discussione specialistica per approdare nel vivo della polemica mediatica.
Il nocciolo della questione nella guerra ibrida
Al di là delle diverse interpretazioni, il cuore delle dichiarazioni dell'ammiraglio verteva sull'esigenza, percepita a livelli alti della pianificazione militare, di intensificare la risposta dell'Alleanza a una serie di azioni ostili che rientrano nel perimetro della guerra ibrida. Si tratta, come emerso chiaramente, di attacchi informatici, operazioni di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo, strumenti che, per la loro ambiguità e per il fatto di spesso restare al di sotto della soglia del conflitto aperto, pongono questioni complesse in termini di deterrenza e risposta. L'ammiraglio Cavo Dragone, dunque, non faceva che riferire la valutazione in atto su come adeguare le strategie della Nato a queste minacce asimmetriche e pervasive, un processo che implica naturalmente l'esame di tutte le opzioni sul tavolo, pur nel solco del patto difensivo.




