Cavo Dragone boccia l'esercito europeo e rilancia l'alleanza con gli Stati Uniti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle stanze del potere atlantico, dove si misurano le pulsioni strategiche del mondo occidentale, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che da un anno presiede il Comitato Militare della Nato, traccia una rotta precisa e senza ambiguità. In un momento in cui Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha più volte rinfacciato agli alleati europei un impegno finanziario ritenuto insufficiente, l'alto ufficiale italiano interviene nel dibattito sulla difesa comune europea con un netto rifiuto. "La Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare se stessa", afferma, concludendo che non vi è alcuna utilità nel "parlare di esercito europeo". Una posizione, la sua, che non nasce da una visione isolazionista bensì da una convinzione opposta: la necessità, ancor più urgente, di stringere i legami transatlantici.

Il fondamento di questa scelta, che qualcuno potrebbe giudicare conservatrice, risiede in una lucida analisi delle minacce. Secondo Cavo Dragone, il pericolo principale per la sicurezza del continente continua a provenire dalla Russia, la quale, nonostante le recenti avanzate sul campo ucraino che hanno talvolta insanguinato la cronaca con episodi di efferata violenza, avrebbe fallito "nessuno dei suoi obiettivi strategici iniziali". Per contrastare questa sfida, che definisce la più grave dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'ammiraglio propone un cammino differente: la ricerca di "nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti", puntando in particolare su un'integrazione più profonda tra le rispettive industrie belliche. È un invito a potenziare la macchina comune, guardando oltre gli schiaffi verbali arrivati da oltreoceano, perché il legame con Washington – ribadisce – resta "fondamentale e indiscutibile" anche sotto l'attuale Amministrazione.

Le parole dell'ammiraglio, pronunciate in un'intervista al Corriere della Sera, non sono tuttavia cadute nel vuoto e hanno immediatamente sollecitato una precisazione da parte del governo italiano. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenuto al Forum organizzato, ha voluto smussare le possibili contrapposizioni, sostenendo che "nessuno pensa di avere domani un esercito europeo". Una dichiarazione che, nel respingere l'idea di un'alternativa tra Nato e progetto europeo, sembra voler ricondurre il dibattito entro binari più ampi. Crosetto, in sostanza, ha rimarcato come lo sviluppo di una dimensione europea della difesa non debba essere interpretato in antagonismo con l'alleanza atlantica, ma come un suo complemento possibile, in un quadro strategico che richiede flessibilità e pragmatismo

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