Il doppio effetto della dieta DASH: cuore e cervello, lo studio che conferma il legame

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Chi si avvicina a un regime alimentare specifico lo fa, nella maggior parte dei casi, spinto dalla necessità di rispondere a un bisogno primario di natura fisica. Si cerca di perdere peso, si punta ad alleggerire il carico di lavoro del cuore, si mira a tenere sotto controllo i valori della pressione arteriosa, magari cercando al contempo di contrastare l’insorgere del diabete. Eppure, a svelarlo è ora una ricerca pubblicata sulle pagine di “JAMA Neurology”, molti di questi approcci nutrizionali celano un “bonus” inaspettato: un effetto benefico sull’attività cerebrale, un organo che trae giovamento dalla riduzione sistemica dei processi infiammatori indotta da ciò che si porta in tavola.

L’analisi su 160mila adulti e il primato della dieta DASH

Il tema è finito sotto i riflettori di un gruppo di ricercatori – il cui lavoro ha preso in esame i dati raccolti nell’arco di due studi distinti – che hanno monitorato le abitudini alimentari e le condizioni di salute di un campione imponente. Nel complesso, sono stati considerati i dati relativi a 160mila adulti, seguiti per un lungo arco temporale che copre i periodi che vanno dal 1986 al 2017 e, separatamente, dal 1986 al 2012. L’analisi di questo vasto dataset, confluita nel report pubblicato a febbraio 2026, ha permesso di isolare l’efficacia della dieta DASH, acronimo che sta per Dietary Approaches to Stop Hypertension. Secondo quanto emerso, questo specifico regime alimentare, concepito originariamente per contrastare l’ipertensione, si è rivelato lo scudo più efficace contro il declino cognitivo legato all’età. I numeri parlano chiaro: chi lo segue con costanza e fedeltà alle linee guida riesce a ridurre il rischio di deterioramento delle funzioni cognitive fino al 41%, un dato che lo colloca al vertice tra le diverse opzioni nutrizionali studiate.

Mind diet: frutti rossi e le cautele sui cereali integrali

Se la dieta DASH rappresenta il baluardo più potente emerso dallo studio, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata anche su un’altra celebre filosofia alimentare: la dieta Mind. Quest’ultima, che di fatto fonde principi della DASH con quelli della dieta mediterranea, punta a contrastare specificamente l’invecchiamento cerebrale. Le indicazioni che ne derivano – frutto di un lavoro congiunto di un team di ricercatori cinesi e americani – suggeriscono di puntare sul consumo abbondante di verdura e ortaggi, privilegiando in particolare la frutta di bosco, nota per le sue proprietà antiossidanti. A queste raccomandazioni se ne affiancano altre che, almeno apparentemente, potrebbero sembrare in controtendenza: non si demonizza il formaggio, anzi se ne consiglia un consumo moderato, e si suggerisce di aumentare le porzioni di pollame.

Vi è però un aspetto, legato agli alimenti integrali, sul quale gli stessi ricercatori mantengono una cautela di fondo. Sebbene generalmente considerati salutari, nell’ambito specifico della preservazione della materia cerebrale il loro ruolo appare meno definito, quasi a suggerire che la risposta del cervello ai singoli nutrienti possa seguire percorsi più complessi rispetto ad altri distretti dell’organismo.

Il meccanismo infiammatorio e il doppio effetto dell’alimentazione

Il filo rosso che lega questi diversi regimi alimentari – dalla DASH alla Mind – risiede nella loro capacità di agire da moderatori dell’infiammazione sistemica. L’ipotesi, suffragata dai dati osservazionali raccolti nel lungo periodo, è che ridurre l’infiammazione attraverso l’alimentazione produca un effetto domino positivo: si alleggerisce il lavoro del sistema cardiovascolare e, quasi in parallelo, si rallenta il processo di riduzione della materia grigia e bianca all’interno del cranio. In altre parole, ciò che protegge le arterie dall’indurimento e dalle placche sembra avere un’efficacia simile nel preservare la mielina e i neuroni, mantenendo una memoria più vivace e contrastando l’atrofia cerebrale. È questo il meccanismo del cosiddetto “doppio effetto”, dove il beneficio per il cuore e quello per la mente viaggiano su un binario unico, alimentato dalle stesse scelte compiute quotidianamente a tavola.

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