La dieta DASH si conferma la più efficace nel ridurre il declino cognitivo: uno studio su oltre 150mila persone

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il legame tra alimentazione e salute del cervello, oggetto ormai da anni di innumerevoli studi e dibattiti all'interno della comunità scientifica internazionale, riceve una nuova e solida conferma dalle pagine di una delle riviste mediche più autorevoli, JAMA Neurology. Un'analisi condotta su un campione mastodontico, che conta quasi 160mila adulti seguiti per diversi decenni, ha passato al setaccio sei diversi regimi alimentari salutari per valutarne l'impatto sulle funzioni cerebrali a lungo termine. La ricerca, pubblicata nel febbraio del 2026 e ripresa da testate come il Washington Post, ha esaminato i dati raccolti nell'ambito di studi prospettici di coorte statunitensi, tra cui il celebre Nurses' Health Study, riuscendo a isolare con una certa precisione l'effetto protettivo di ciascun modello nutrizionale sul rischio di declino cognitivo, un fenomeno, quest'ultimo, che è stato misurato sia attraverso la percezione soggettiva dei partecipanti sia per mezzo di test oggettivi.

I numeri della prevenzione: un rischio ridotto del 41%

Dall'incrocio dei dati, quel che emerge con forza è il ruolo preminente della dieta DASH, acronimo che sta per Dietary Approaches to Stop Hypertension, un regime alimentare nato originariamente per contrastare l'ipertensione arteriosa ma che, come si è visto, possiede virtù che vanno ben oltre la salute cardiovascolare. Nei soggetti che hanno mostrato un'aderenza più rigorosa e costante a questo modello, il rischio di sviluppare un declino delle funzioni cognitive si è abbassato in maniera significativa: i ricercatori parlano di una riduzione che può arrivare fino al 41% rispetto a chi quel tipo di alimentazione non l'ha seguita con altrettanta fedeltà. Non è tutto, perché l'effetto sembra essere dose-dipendente: quanto più stretto è il legame con i principi della DASH, tanto maggiore è il beneficio per il cervello. La dieta in questione, lo ricordiamo, si basa su un consumo elevato di frutta, verdura (in particolare quelle a foglia larga), cereali integrali, pesce e legumi, e impone una netta riduzione di sale, zuccheri semplici, grassi saturi e carni lavorate, privilegiando invece fonti proteiche magre e grassi insaturi di qualità.

Mezza età, la finestra cruciale per intervenire

Uno degli aspetti più interessanti, e che aggiunge un tassello fondamentale alla strategia preventiva, riguarda la tempistica. L'associazione più robusta tra dieta DASH e salute cognitiva, infatti, non si registra in tarda età, quando eventuali danni potrebbero essere già in uno stato avanzato, bensì nella mezza età. Nello specifico, la finestra temporale che va dai 45 ai 54 anni è emersa come quella in cui un'alimentazione corretta esercita il suo effetto più benefico e duraturo. Questo dato suggerisce che proteggere il cervello significa iniziare presto, agendo sui processi metabolici e infiammatori silenti che, con il passare degli anni, possono minare le nostre capacità mnemoniche e di ragionamento. Chi, in quella fase della vita, adotta abitudini alimentari virtuose, accumula una sorta di "riserva cognitiva" che si rivela preziosa con l'avanzare dell'età, come dimostrano i punteggi migliori ottenuti nei test sulla memoria e sulla fluenza verbale da coloro che avevano seguito con più costanza la dieta DASH.

Oltre la DASH: verdure, pesce e niente carne rossa

L'analisi dei dati, come si accennava, non si è limitata a una sola dieta, ma ha confrontato diversi modelli alimentari, tra cui anche la dieta MIND, una sorta di ibrido tra la DASH e la dieta mediterranea, oggetto a sua volta di numerosi studi per i suoi effetti neuroprotettivi. Sebbene anche in questo caso si osservino correlazioni positive tra un'alimentazione corretta e la salute del cervello, la DASH ha mostrato la forza di associazione più alta. Al di là dei nomi e delle classificazioni, ciò che conta sono i singoli alimenti che compongono questi regimi. L'indagine ha messo in luce come alcuni cibi siano più importanti di altri: un elevato introito di verdure e pesce, per esempio, è stato chiaramente associato a un minor declino cognitivo, mentre un consumo frequente di carni rosse e processate, così come di fritti e bevande zuccherate, si è tradotto in performance cognitive peggiori. Sostanzialmente, ciò che fa bene al cuore, alla pressione e al metabolismo, fa bene anche al cervello, a dimostrazione di quanto il nostro organismo vada pensato e nutrito come un sistema complesso e interconnesso, dove ogni scelta alimentare può avere ripercussioni a distanza di decenni.

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