Taglio delle tasse per il ceto medio, Forza Italia detta le priorità per la prossima manovra

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo italiano, forte di un’inaspettata e robusta crescita delle entrate fiscali – che nei primi sei mesi dell’anno, stando ai dati della Ragioneria generale dello Stato, hanno segnato un incremento di quasi 34 miliardi di euro – sta lavorando a una manovra economica che avrà come pilastro fondamentale l’alleggerimento del carico Irpef per il ceto medio. L’obiettivo, che il governo intende perseguire con determinazione, è quello di ridurre l’aliquota attualmente fissata al 35% per i redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro, portandola gradualmente fino al 33%, un intervento che, qualora trovasse piena attuazione, andrebbe a beneficio di circa undici milioni di contribuenti e che comporterebbe un onere per l’erario stimabile intorno ai quattro miliardi.

Questa proposta, che rappresenta solo uno dei tasselli del più ampio puzzle della prossima legge di Bilancio – la cui approvazione definitiva in Parlamento è attesa per la fine dell’autunno –, viene caldeggiata con particolare vigore da Forza Italia, la quale, per voce del suo responsabile economico Maurizio Casasco, ne rivendica la paternità ideologica: “Nulla di nuovo, lo diciamo da almeno due o tre anni e c’è scritto nero su bianco nel nostro documento economico dell’aprile 2024 e poi di ottobre sempre dello scorso anno”, ha dichiarato il parlamentare in un’intervista, sottolineando come il partito abbia da tempo inserito tale misura tra le sue priorità programmatiche inderogabili.

Oltre al taglio delle tasse, il cosiddetto “cantiere” della manovra dovrà necessariamente occuparsi di altri dossier spinosi, tenendo in precario equilibrio la volontà di restituire risorse ai cittadini e l’imperativo di garantire la tenuta dei conti pubblici, un bilanciamento delicatissimo considerato l’impegno a scendere sotto la soglia del 3% del deficit/Pil già nel 2026 per uscire dalla procedura di infrazione europea. Tra gli altri provvedimenti al vaglio degli tecnici, infatti, figura anche la cosiddetta “sterilizzazione” dell’ulteriore estensione di tre mesi dell’età pensionabile, una misura che eviterebbe di fatto l’innalzamento dell’asticella per il diritto alla quiescenza.

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