A San Giorgio su Legnano no al minuto di silenzio per Ramelli: "Non strumentalizziamo la memoria"
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Redazione Interno
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La decisione del consiglio comunale di San Giorgio su Legnano di non osservare un minuto di silenzio in ricordo di Sergio Ramelli, il diciottenne militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da estremisti di sinistra, continua a suscitare polemiche. «Non può essere il pretesto per contrapposizioni, né tantomeno una moneta di scambio», ha spiegato chi si è opposto al gesto commemorativo, ritenendolo potenzialmente divisivo in un contesto ancora segnato dalle ferite del passato.
La vicenda di Ramelli, aggredito il 13 marzo 1975 a Milano da militanti legati ad Avanguardia Operaia e morto dopo oltre un mese di agonia, resta emblematica degli anni di piombo, un periodo in cui la violenza politica falcidiò giovani vite su entrambi gli schieramenti. Proprio per questo, la proposta di dedicargli spazi pubblici – avanzata in diverse città – non sempre viene accolta senza resistenze.
A Crema, la consigliera comunale Ilaria Chiodo ha presentato una mozione per intitolare una via o un giardino a Ramelli, definendo gli anni Settanta «una delle pagine più tristi della storia patria». Il testo, che invita a riconoscere il sacrificio di tutti i giovani caduti in quegli anni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, ha però incontrato l’opposizione di alcune minoranze e dell’Anpi, che vedono nella scelta un tentativo di riaprire antiche fratture.
Analoga la situazione a Mirandola, dove la maggioranza di centrodestra ha sostenuto la proposta di Fratelli d’Italia di dedicare uno spazio pubblico al giovane missino, scatenando le critiche del centrosinistra. E mentre le amministrazioni si dividono tra chi chiede riconoscimenti individuali e chi, come il sindaco di Milano Giuseppe Sala, preferirebbe un tributo collettivo alle vittime della violenza politica, il dibattito riporta alla luce storie che, pur lontane nel tempo, continuano a interrogare la coscienza civile.




