Cinque anni dal primo caso di Covid: Codogno e il ricordo di Mattia Maestri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era il 21 febbraio 2020 quando l’Italia scopriva di essere entrata in una nuova era, segnata da un virus sconosciuto che avrebbe cambiato il corso della storia recente. Quel giorno, all’ospedale di Codogno, in provincia di Lodi, un uomo di 38 anni, Mattia Maestri, risultava positivo al Covid-19, diventando il “paziente 1” in Italia e in Europa. Cinque anni dopo, mentre il virus, pur mutato, continua a circolare, il ricordo di quei giorni drammatici riaffiora con forza, insieme alle domande su quanto il sistema sanitario sia oggi preparato ad affrontare una nuova emergenza.

«La pandemia è stata contenuta e controllata», afferma il professor Covid, direttore di clinica Malattie infettive e tropicali dell’Azienda universitaria-ospedaliera “Dulbecco” di Catanzaro, in un’intervista esclusiva. Tuttavia, sottolinea come il sistema sanitario, messo a dura prova durante gli anni più critici, non sarebbe in grado di reggere un’altra pandemia di simile portata. «Abbiamo imparato molto, ma le fragilità strutturali restano», aggiunge, senza nascondere una certa preoccupazione.

Mattia Maestri, che oggi può raccontare la sua storia, ricorda quei momenti con lucidità. «I medici mi dissero: “Ti dobbiamo addormentare, non ce la fai più”. Ho capito che ero vicino alla fine», racconta. Dopo aver inviato tre messaggi d’addio ai familiari, Maestri perse conoscenza, convinto di non farcela. «Sono vivo solo grazie a medici e infermieri eccezionali», dice oggi, riconoscendo il debito verso chi lo ha curato in condizioni disperate, prima a Codogno e poi al San Matteo di Pavia.

Quella di Maestri non è solo una storia personale, ma un simbolo di un periodo che ha segnato profondamente il Paese. Tra lockdown, restrizioni, polemiche e una campagna vaccinale senza precedenti, l’Italia ha vissuto uno dei capitoli più bui della sua storia recente. Eppure, nonostante i progressi scientifici e l’esperienza accumulata, il virus non è stato debellato del tutto. «Il Covid è ancora presente, ma modificato», spiega il professor Covid, evidenziando come la sua pericolosità sia diminuita grazie ai vaccini e alla diffusione dell’immunità.

A Codogno, dove tutto ebbe inizio, il ricordo di quei giorni è ancora vivido. Il paese, che divenne l’epicentro della prima ondata, oggi guarda al passato con un misto di dolore e resilienza. «Non si è mai scoperto da chi l’ho contratto», racconta Maestri, che nonostante le difficoltà è riuscito a riprendersi, diventando un volto noto della lotta al virus.

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