Beppe Grillo cita in giudizio il M5s per il simbolo, Conte lancia il libro e la sfida a distanza si fa più serrata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La geometria variabile dei rapporti interni al Movimento 5 Stelle, costellata da tempo di tensioni latenti e dichiarazioni a mezzo stampa, ha trovato una nuova, precisa cesura in una coincidenza temporale che, per quanto definita “casuale” dai più stretti collaboratori del fondatore, appare carica di significati politici. Beppe Grillo, attraverso un atto di citazione depositato nei giorni scorsi presso il Tribunale di Roma, ha avviato un’azione legale volta a rivendicare la piena titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle, quelle insegne che lui stesso aveva contribuito a creare nel lontano 2009 e che oggi rappresentano il principale asset identitario della forza politica guidata da Giuseppe Conte. La notifica della causa, destinata a definire in via giudiziale la proprietà intellettuale di quel marchio, è stata ufficializzata proprio nella giornata in cui l’ex presidente del Consiglio, oggi alla guida del partito, ha scelto di presentare la sua biografia: un appuntamento editoriale che rappresenta il primo passo di un percorso politico dichiaratamente orientato verso Palazzo Chigi.

La mossa legale e le reazioni nell’entourage del fondatore

L’azione legale, che porterà a un’udienza fissata per il mese di luglio, si basa sulla volontà di Grillo di riappropriarsi di un’iconografia e di una denominazione che, nella sua visione, costituirebbero un patrimonio personale non alienabile. A chi gli è vicino, il fondatore ha ribadito come la concomitanza tra la diffusione della notizia dell’atto di citazione e il lancio del libro di Conte fosse dovuta esclusivamente a una tempistica procedurale già definita, visto che i documenti erano stati depositati in cancelleria diversi giorni prima. Tuttavia, la sovrapposizione dei due eventi ha innescato una nuova scossa nel già complesso equilibrio tra le due anime del movimento, con i sostenitori della linea più ortodossa – quella legata al garante – che non hanno mancato di esprimere il proprio sostegno. L’ex parlamentare Marco Bella, figura storicamente vicina a Grillo, ha definito la battaglia legale “giusta e per quanto difficile va fatta”, un commento che ha contribuito a cristallizzare la percezione di una spaccatura ormai consumata.

I versi di Caproni e il messaggio cifrato sui social

A gettare ulteriore benzina sul fuoco, alimentando l’interpretazione di una sfida esistenziale e politica senza esclusione di colpi, è stato il messaggio affidato dal fondatore ai propri canali social. Nelle ore successive alla divulgazione della notizia della causa, Grillo ha pubblicato alcuni versi tratti da una poesia di Giorgio Caproni, scegliendo con cura le parole per comporre quello che i suoi interlocutori abituali hanno letto come un avviso dai toni sibillini ma dal significato inequivocabile. “Biglietto lasciato prima di non andar via” è il Titolo scelto per accompagnare i versi: “Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai”. La scelta di quel dettato poetico, in cui il viaggio si trasforma in una stasi e l’assenza si fa presenza, è stata interpretata dagli osservatori e da chi lo conosce come una dichiarazione di intenti diretta a Giuseppe Conte: un modo per rivendicare una centralità mai realmente abdicata e per segnalare, con il linguaggio cifrato che da sempre contraddistingue la sua comunicazione, che la pretesa sulla titolarità del simbolo è solo il primo atto di una rivendicazione più ampia.

L’agenda parallela di Conte e le implicazioni sul campo largo

Mentre la macchina giudiziaria si mette in moto, con l’udienza prevista per l’estate che potrebbe obbligare l’attuale leadership a una ridefinizione forzata degli elementi identificativi del partito qualora la decisione del tribunale fosse favorevole al fondatore, Giuseppe Conte procede parallelamente con il proprio programma di rilancio. La pubblicazione della biografia, presentata come uno strumento per riannodare i fili di un percorso politico iniziato ben prima dell’approdo nel Movimento, costituisce il primo step di una campagna di comunicazione che ha l’obiettivo di consolidare la propria immagine di leader in vista di una possibile corsa alla guida del governo. La causa legale, infatti, arriva in un momento in cui le alleanze di campo largo richiederebbero una stabilità formale e sostanziale della principale forza politica di opposizione; l’incertezza sulla titolarità del marchio e del simbolo rischia di minare le fondamenta identitarie su cui Conte ha costruito la propria egemonia interna, mettendo in discussione la legittimità stessa degli strumenti con cui intende presentarsi all’elettorato. La sovrapposizione tra la battaglia legale e la strategia editoriale ha così trasformato quella che poteva apparire una semplice concomitanza di agenda in un vero e proprio duello a distanza, dove ogni gesto, dalla citazione in giudizio alla citazione poetica, diventa una mossa in una partita il cui esito si deciderà probabilmente solo nelle aule di tribunale e nei prossimi appuntamenti politici.

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