La squadra di bob di Israele squalificata per una falsa malattia, bufera sulla Rai per un fuorionda: “Evitiamo l’equipaggio israeliano”
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Redazione Sport
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L’ultima giornata delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si apre all’insegna di due vicende distinte, entrambe calate nell’alveo delle polemiche e capaci di proiettare un’ombra lunga sugli eventi sportivi in programma. Da un lato, la vicenda che coinvolge la rappresentativa israeliana del bob a quattro, la cui partecipazione alle battute finali della competizione è stata bruscamente interrotta da una decisione autonoma del Comitato olimpico di Tel Aviv. Dall’altro lato, e parallelamente, l’emittente pubblica italiana si trova nuovamente al centro di una bufera mediatica per un fuorionda andato accidentalmente in onda, nel quale una voce in regia suggeriva di evitare le inquadrature proprio sull’equipaggio numero 21, quello israeliano. Due episodi che, sebbene differenti nella loro genesi, finiscono per intrecciarsi nel racconto di questa edizione dei Giochi invernali.
Il tentativo di sostituzione e l’autosqualifica israeliana
Il Comitato olimpico israeliano, come riportato dal The Times of Israel e confermato da diverse agenzie, ha ufficializzato il ritiro della squadra nazionale dal bob a quattro maschile, impedendole di prendere parte alla terza e alla quarta manche in programma oggi. Il provvedimento, drastico e assunto in totale autonomia dall’ente sportivo, affonda le sue radici in un tentativo di aggiramento del regolamento che ha visto come protagonista l’atleta Uri Zisman. Stando a quanto ricostruito, Zisman, spalleggiato e incoraggiato dai suoi stessi compagni di squadra, avrebbe simulato un malore – sottoponendosi persino a una visita medica e firmando una dichiarazione giurata – al fine di legittimare un cambio di formazione che consentisse alla riserva Ward Fawarseh di scendere in pista al suo posto.
La mossa, che avrebbe permesso a Fawarseh di diventare il primo atleta di fede drusa a rappresentare Israele in un’Olimpiade, si è però infranta contro il muro dell’autocritica e dell’onestà, se così si può definire il ripensamento. Lo stesso Zisman, infatti, dopo aver messo in moto la macchina burocratica per la sostituzione – resa possibile dal regolamento solo in caso di effettiva impossibilità a gareggiare del titolare – ha fatto marcia indietro, confessando al capo delegazione di aver mentito. A quel punto, per il Comitato Olimpico Israeliano non c’erano alternative: ritirata la richiesta di avvicendamento e squalificata la squadra, con una nota ufficiale in cui si definisce il comportamento tenuto dal quartetto “improprio” e contrario a quei principi di correttezza e sportività che dovrebbero rappresentare il fondamento stesso dello spirito olimpico. L’amara presa di coscienza è arrivata anche da uno dei piloti, AJ Edelman, che sui social ha spiegato come, vista la posizione in classifica – Israele era all’ultimo posto dopo le prime due discese – l’obiettivo principale fosse regalare un’esperienza di gara a Fawarseh, un tentativo naufragato proprio per le modalità ritenute non consone con cui si è cercato di realizzarlo.
Il fuorionda della Rai e le scuse istituzionali
Parallelamente alla vicenda sportiva che ha coinvolto gli atleti israeliani, un’altra bufera si è abbattuta sulla Rai, reduce già dalle critiche per i misfatti della cerimonia inaugurale. Durante la diretta di ieri su Rai 2, in apertura del collegamento con la pista di Cortina prima della gara di bob, un microfono aperto in regia ha catturato e diffuso in onda una conversazione tra i tecnici. «Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano», si è sentita distintamente una voce, seguita da un’altra che ha tentato di replicare con un «no perché…», prima che l’audio venisse tagliato per lasciare spazio alla telecronaca ufficiale. La frase, inequivocabile nel suo significato, è apparsa subito come una richiesta operativa finalizzata a non inquadrare la slitta israeliana, un’indicazione che trascende la mera scelta tecnica per assumere i contorni di un gesto discriminatorio.
La reazione dell’azienda è stata immediata e si è articolata su più livelli. Marco Lollobrigida, direttore ad interim di Rai Sport, ha parlato di «espressione inaccettabile», che non rappresenta i valori del servizio pubblico, porgendo le scuse agli atleti e alla delegazione israeliana. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha definito l’episodio «grave» e contrario ai principi di imparzialità e rispetto, annunciando l’apertura di un’istruttoria interna per accertare le responsabilità e l’avvio di un eventuale procedimento disciplinare. Il Consiglio di Amministrazione, in una nota, ha condannato fermamente le parole ascoltate nel fuorionda, definendole inaccettabili e lesive dell’impegno contro ogni forma di antisemitismo, e ha fatto pervenire le proprie scuse alla comunità ebraica. Una presa di posizione netta, arrivata anche in risposta alla dura reazione del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che aveva sollecitato provvedimenti concreti contro i responsabili, sottolineando come le scuse formali non bastino se non seguite da atti punitivi.
Le reazioni politiche e il contesto internazionale
La vicenda del fuorionda ha rapidamente varcato i confini della polemica interna alla Rai per investire il panorama politico e istituzionale. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, è intervenuto personalmente condannando con fermezza le dichiarazioni del giornalista Rai, definendole istigazione all’odio e ribadendo che nello sport non ci deve essere spazio per discriminazioni di alcun tipo. Sulla stessa lunghezza d’onda si sono posti numerosi esponenti politici italiani, da Maria Elena Boschi di Italia Viva, che ha parlato di «frase gravissima» e sintomo di un pregiudizio inaccettabile, a Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, che ha visto nel fuorionda la prova di un «retropensiero ideologico» di alcuni dipendenti pubblici riguardo al conflitto in Medioriente. I parlamentari della Lega in Vigilanza Rai hanno sottolineato come lo sport non debba diventare terreno di scontro, mentre da Forza Italia, con Paolo Barelli, si è stigmatizzato il pressappochismo di una televisione di Stato che inanella figuracce globali. L’eco dello scandalo, del resto, si è amplificato anche a livello internazionale, inserendosi in un clima già reso teso da un episodio analogo occorso pochi giorni prima con un telecronista svizzero, che aveva dedicato ampio spazio a commenti extra-sportivi sull’atleta israeliano Edelman e sulle sue posizioni politiche riguardanti la guerra a Gaza. Due episodi distinti, quelli del tentativo di sostituzione illecita da parte della squadra israeliana e del commento in regia della Rai, che nelle stesse ore proiettano ombre diverse ma ugualmente dense su questa edizione dei Giochi invernali.




