Decreto Primo maggio, il governo punta sul “salario giusto” per l’accesso ai bonus
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Redazione Interno
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La strategia dell’esecutivo, in vista della giornata del primo maggio, si concretizza in un intervento normativo che riarticola il legame tra incentivi pubblici e qualità contrattuale. Nel decreto legge atteso oggi a Palazzo Chigi – un provvedimento la cui bozza è stata messa a punto a seguito di una riunione tenutasi ieri – la condizione per accedere a sgravi e agevolazioni economiche viene strettamente vincolata al rispetto di un parametro definito come “salario giusto”. Questo meccanismo, che verrà applicato alle imprese che intendono beneficiare delle misure contenute nel pacchetto, esclude dalla possibilità di ricevere risorse pubbliche quei datori di lavoro che applicano trattamenti economici ritenuti inadeguati o che ricorrono alle cosiddette “firme di comodo”, spesso associate ai contratti pirata. L’intervento normativo, che presenta elementi di discontinuità rispetto alla precedente impalcatura di incentivi a pioggia, rappresenta quindi un tentativo di indirizzare la domanda di lavoro verso standard contrattuali più elevati.
Incentivi mirati e condizionati per giovani, donne e zone disagiate
Il cuore delle disposizioni economiche contenute nel provvedimento – varato in un contesto di confronto tra le forze di maggioranza – risiede nella proroga e nel rifinanziamento di tre linee di intervento principali rivolte alle assunzioni. Si va dagli sgravi per l’occupazione giovanile under 35, che puntano a stabilizzare i contratti a termine trasformandoli in rapporti a tempo indeterminato, ai benefici per l’assunzione di donne lavoratrici in condizioni di svantaggio, fino ad arrivare ai bonus specifici per le imprese che operano nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno. Tuttavia, a differenza delle precedenti tornate di sgravi, l’accesso a questi esoneri contributivi – che coprono il 100% dei contributi previdenziali entro massimali che oscillano tra i 500 e gli 800 euro mensili – è subordinato alla condizione che il datore di lavoro garantisca un trattamento economico complessivo non inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
La definizione tecnica del salario giusto e l’esclusione dei contratti pirata
Ma come viene declinato operativamente questo concetto di “giustizia” salariale all’interno della bozza del decreto? Il criterio indicato nei documenti di lavoro evita un approccio basato su una soglia oraria fissa – come auspicato invece da altre forze politiche con la proposta del salario minimo – per ancorarsi invece al sistema della contrattazione collettiva nazionale. Per il legislatore, il parametro di riferimento è il “trattamento economico complessivo” definito dai contratti dei sindacati e delle associazioni datoriali più rappresentative sul piano nazionale. Questo meccanismo, spiegano le bozze, impedisce di fatto l’accesso ai fondi pubblici per quelle aziende che, pur applicando un contratto, lo fanno con una rappresentatività minore e con livelli retributivi inferiori. Il testo, quindi, non stabilisce una paga oraria universale, ma legittima un sistema per cui il salario “giusto” coincide con i minimi tabellari dei contratti leader del settore.
Piattaforme digitali e tutele per i rider: il contrasto al caporalato digitale
Un capitolo a parte, all’interno dell’articolato, riguarda la regolamentazione del lavoro tramite piattaforme digitali, con particolare attenzione alla categoria dei rider. Il decreto introduce misure specifiche per contrastare fenomeni riconducibili a quella che è stata definita “caporalato digitale”, intervenendo sulla trasparenza dei meccanismi di identificazione. In base alle disposizioni in esame, l’accesso alle piattaforme per i lavoratori sarà consentito esclusivamente attraverso strumenti di identificazione certa, come lo Spid, la Carta d’identità elettronica o la Carta nazionale dei servizi. L’obiettivo dichiarato di questa misura – che impone alle piattaforme di non rilasciare più di un account per lo stesso codice fiscale – è quello di interrompere la catena di interposizioni fittizie e di utilizzo improprio delle credenziali, spesso rilevato dalle inchieste giudiziarie sul dumping contrattuale nel settore della logistica urbana. Si tratta, come emerge dalla bozza, di una stretta che mira a ricondurre i rapporti di lavoro a una maggiore tracciabilità, creando una presunzione di subordinazione laddove le tutele precedentemente non venivano garantite.




