Bonus giovani under 35: firmato il decreto attuativo, ma non mancano le polemiche
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Redazione Interno
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La ministra del Lavoro Elvira Calderone ha finalmente firmato il decreto attuativo che introduce l’esonero contributivo per l’assunzione di giovani under 35 mai occupati con un contratto a tempo indeterminato. La misura, che rientra nel più ampio quadro delle politiche attive per il lavoro, prevede per i datori di lavoro privati un alleggerimento degli oneri contributivi fino a 24 mesi, con un massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore. Se l’assunzione avviene nel Mezzogiorno o nelle Isole, l’importo può salire fino a 650 euro, un tentativo di incentivare l’occupazione nelle aree più svantaggiate del Paese.
L’obiettivo del provvedimento è chiaro: ridurre i costi per le aziende che decidono di investire in risorse giovani, spesso considerate “a rischio” nel mercato del lavoro a causa della mancanza di esperienza o di reti professionali consolidate. Si tratta di una strategia che, da un lato, mira a favorire l’inserimento lavorativo di una fascia d’età spesso penalizzata e, dall’altro, a sostenere le imprese attraverso un risparmio concreto sui contributi previdenziali e assistenziali. Tuttavia, il percorso che ha portato all’approvazione del decreto non è stato privo di intoppi.
Nei giorni scorsi, il testo è stato ritirato dal sito del Dipartimento del programma di Governo, dove era stato inizialmente pubblicato, e segnato come “non adottato”. Una mossa che ha alimentato dubbi e polemiche, lasciando spazio a interrogativi sulle motivazioni del ritiro e sulle eventuali modifiche che potrebbero essere apportate. Se da un lato il governo sembra voler garantire l’agevolazione a tutti i potenziali beneficiari, dall’altro non è chiaro quali siano i punti critici che hanno reso necessario un ripensamento.
Il bonus, che si applica anche alle trasformazioni di contratti a tempo determinato in indeterminati, rappresenta un tentativo di stabilizzare il mercato del lavoro, soprattutto per i giovani che faticano a trovare un’occupazione stabile. Tuttavia, non mancano le perplessità sull’efficacia di tali misure, spesso accusate di essere palliativi temporanei piuttosto che soluzioni strutturali. Resta da vedere se l’esonero contributivo, una volta operativo, riuscirà a incidere significativamente sui tassi di disoccupazione giovanile, che in Italia rimangono tra i più alti d’Europa.




