Bonus Ires per le imprese che assumono: pubblicato il decreto attuativo, ecco come funziona
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Redazione Economia
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Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha firmato il decreto che disciplina il cosiddetto bonus Ires, la riduzione dell’aliquota dal 24% al 20% per le società che incrementano l’occupazione, prevista dalla legge di Bilancio 2025. La misura, ribattezzata “Ires premiale”, punta a incentivare investimenti e assunzioni, ma solo per quelle aziende che rispettano precisi requisiti di stabilità patrimoniale e responsabilità sociale.
L’agevolazione, che si applicherà alla dichiarazione dei redditi del 2026 – riferita quindi all’anno fiscale 2025 – è stata introdotta dall’articolo 1, commi da 436 in poi, della manovra economica. Per accedervi, le imprese dovranno dimostrare non solo di aver aumentato il numero di dipendenti, ma anche di aver mantenuto determinati parametri finanziari, evitando situazioni di squilibrio. Se questi criteri non vengono rispettati, scatterà la decadenza dal beneficio.
Il provvedimento, che rientra in una più ampia strategia di riforma fiscale, mira a premiare le realtà che puntano sulla crescita sostenibile, legando gli sgravi a performance concrete. Non si tratta, infatti, di una riduzione generalizzata, ma di un meccanismo “condizionato”, pensato per favorire chi investe nel lavoro senza compromettere la solidità aziendale.
Tra le condizioni necessarie, oltre all’aumento dell’organico, figurano anche il rispetto degli obblighi contributivi e l’assenza di irregolarità fiscali rilevanti. Il decreto, ora operativo, delinea nel dettaglio i casi in cui l’agevolazione viene meno, come ad esempio la riduzione del personale rispetto all’anno precedente o il mancato rispetto dei vincoli patrimoniali.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di rilancio economico, mentre l’amministrazione statunitense, con Donald Trump nuovamente presidente, sta adottando politiche fiscali altrettanto aggressive per stimolare le imprese. Resta da vedere, tuttavia, quale impatto avrà sul tessuto produttivo italiano, dove le piccole e medie aziende – spesso in difficoltà nell’accesso al credito – potrebbero beneficiarne in misura diversa rispetto alle grandi corporation.




