Scuole di Milano, il tetto del 30% e la sfida dell'integrazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Milano è da sempre una città che trasforma ciò che arriva da fuori. Le migrazioni interne del Novecento prima, i flussi dall'estero poi, hanno plasmato quartieri, aziende e aule scolastiche. Oggi la scuola milanese è lo specchio di questa storia: nelle 35 scuole cittadine dove più della metà degli alunni è di origine straniera, con oltre 230 nazionalità rappresentate tra i banchi, si misura la distanza tra i proclami politici e la realtà quotidiana delle classi.
Il tetto del 30%: una legge in arrivo
Il decreto legge sulla scuola, annunciato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, è stato approvato dal Consiglio dei ministri. La misura principale riguarda la composizione delle classi: dall'anno scolastico 2027/2028, la presenza di studenti non italofoni provenienti dall'estero nelle classi prime della primaria, della media e della superiore non potrà superare il 30 per cento. Il criterio non è la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana, e non distingue tra cittadini dell'Unione europea ed extracomunitari.
La norma introduce eccezioni che ne riducono sensibilmente la portata. Sono esclusi dal conteggio gli alunni che hanno frequentato due anni nella scuola dell'infanzia o tre negli altri gradi di istruzione. Se la scuola, o in seconda battuta l'ufficio scolastico regionale, non riesce a individuare un istituto di prossimità, il tetto non si applica. Il principio di prossimità resta centrale, con particolare attenzione alle esigenze familiari legate alla necessità di assistenza a figli con disabilità.
Il ministro Valditara ha quantificato in 34 mila le classi con più del 30 per cento di studenti con cittadinanza non italiana. Ma la platea effettivamente coinvolta dalle nuove regole è molto più ristretta. Secondo i dati elaborati da Skuola.net su statistiche ministeriali, considerando solo gli alunni nati all'estero e senza pregresse esperienze scolastiche italiane, le classi che superano la soglia crollano a circa lo 0,6 per cento del totale nazionale.
Nella scuola primaria si passa dal 12,4 per cento delle classi sopra la soglia al 0,6 per cento, nella media dal 7,0 allo 0,2, alle superiori dal 3,5 allo 0,8.
Milano e la Lombardia: i numeri reali
La Lombardia è la prima regione italiana per numero di alunni con cittadinanza non italiana: 236.532 iscritti, oltre un quarto del totale nazionale. Milano è la città con più studenti non italiani, 79.039, e la provincia con 73.898 alunni, il 34,5 per cento del dato regionale. I dati della Fondazione Ismu Ets su fonte Istat per l'anno scolastico 2024/2025 mostrano che l'incidenza maggiore si registra alle scuole dell'infanzia, con il 19,1 per cento, seguita dalle primarie con il 20,8 e dalle medie con il 18,9.
Alle superiori la percentuale scende al 12,9 per cento, ma con divari profondi tra gli indirizzi: nei licei solo il 6,9 per cento degli studenti ha un background migratorio, contro il 15,5 per cento nei tecnici e il 24,2 per cento nei professionali.
La distribuzione territoriale degli studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole statali, secondo i dati del Ministero dell'Istruzione relativi all'anno scolastico 2024-2025, è fortemente concentrata al Nord: 322.109 alunni nel Nord-Ovest, il 38 per cento del totale, e 214.116 nel Nord-Est, il 25,2 per cento. Insieme, le due aree raggiungono il 63,2 per cento del dato nazionale.
La circolare Gelmini e il precedente del 2010
Il tetto del 30 per cento non è una novità assoluta. La circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010, firmata dall'allora ministra Mariastella Gelmini, prescrive da oltre quindici anni che gli studenti con cittadinanza non italiana per classe non superino quella soglia. La stessa disciplina garantisce flessibilità ai dirigenti scolastici, prevedendo deroghe in aumento per le scuole che accolgono alunni con buone competenze linguistiche o nati in Italia, e riduzioni in presenza di ragazzi arrivati da poco che necessitano di supporto linguistico.
La differenza sostanziale tra la circolare e il decreto in arrivo sta nel valore cogente. Come ha spiegato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, la circolare del 2010 vale come raccomandazione e può essere disattesa. Una legge, al contrario, renderebbe il tetto vincolante e consentirebbe di stanziare fondi, cosa non prevista con una semplice circolare.
La questione linguistica e le seconde generazioni
Il nodo centrale della misura riguarda la distinzione tra cittadinanza, origine familiare e competenze linguistiche. La maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana è costituita dalle seconde generazioni: 598.745 alunni, pari al 65,4 per cento del totale, sono nati e cresciuti in Italia, scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro Paese e quasi sempre italofoni.
I dati Invalsi mostrano che le difficoltà linguistiche riguardano soprattutto chi è arrivato da poco. Il 75 per cento dei ragazzi non nati in Italia non raggiunge competenze alfabetiche adeguate, quota che scende al 57,2 per cento per chi è nato in Italia da genitori stranieri. Tra gli studenti nativi, la percentuale di competenze alfabetiche non adeguate è del 37 per cento.
Le disparità territoriali nella gestione delle classi multilingue restano significative. La Fondazione Ismu Ets rileva che la Lombardia si conferma la prima regione per numero di alunni con cittadinanza non italiana, con 237 mila studenti. Seguono Emilia-Romagna, con il 12,2 per cento del totale nazionale, e Veneto, con il 10,8 per cento.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
