Sfiorata la rissa in Senato durante l’approvazione del decreto sicurezza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I velluti e gli stucchi di Palazzo Madama hanno assistito ancora una volta a scene che poco hanno a che fare con la compostezza istituzionale. Se in passato erano state fette di mortadella a sventolare in Aula, ieri è toccato a cartelli, slogan e mani alzate in segno di protesta, mentre le opposizioni occupavano il centro della sala in un sit-in che ricordava, per modalità, le manifestazioni dei movimenti ambientalisti. Il motivo del contendere era il decreto sicurezza, approvato con 109 voti a favore, 69 contrari e un astenuto, dopo una giornata di tensioni che più volte hanno rischiato di degenerare in scontri fisici.

«State con i criminali», è stato l’accusa lanciata dalla maggioranza verso i contestatori, mentre dall’altra parte risuonava il coro di «vergogna». Un caos che ha fatto dimenticare, almeno per qualche ora, il codice deontologico varato nel 2022 per disciplinare i comportamenti in Parlamento. E se gli uni hanno difeso il provvedimento come necessario per «ripristinare l’ordine», gli altri lo hanno bollato come l’ennesimo attacco illiberale, un’operazione più simbolica che concreta, ma che rappresenta ormai un marchio distintivo dell’esecutivo.

Non sono mancate le critiche anche all’interno del campo avverso, come quella di Carlo Calenda, leader di Azione, che pur definendo «illiberale» il metodo con cui è stato imposto il decreto, ha stigmatizzato la protesta in Aula. «La sicurezza è una cosa seria e bisogna discuterne nel merito, non con gli show», ha detto, sottolineando di aver rispettato il sit-in aspettando che terminasse prima di prendere la parola. Una presa di distanza che rivela quanto la frattura tra i partiti dell’opposizione sia profonda, e non solo sulla sostanza delle misure, ma anche sulle forme della contestazione.

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