La beffa di Isoa al 94' regala la coppa all'Atalanta: Anelli e Baldo firmano la rimonta sui rigori
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Redazione Sport
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L’Arena Civica “Gianni Brera” trattiene il fiato per novantaquattro minuti, poi esplode. Nel silenzio quasi irreale che precede il calcio di rigore decisivo, il portiere Alessandro Anelli – uno che quella sera ne avrebbe parati addirittura due – si carica sulle spalle l’intera stagione dei nerazzurri. La finale di Coppa Italia Primavera 2025/26 consegna un verdetto crudele alla Juventus di Simone Padoin, la quale, dopo aver dominato a tratti e trovato il vantaggio con una splendida rete di Rizzo prima della mezz’ora, si ritrova a digerire una sconfitta che brucia più di altre: ripresa ai novanta secondi dal triplice fischio, superata poi dal dischetto. Una rimonta, quella atalantina, costruita con la testa di Isaac Collins Isoa e con il sangue freddo di Nicolò Baldo, capace di colpire un legno durante il match e di trasformare il terzo dei quattro penalty calciati dagli orobici.
Il gol allo scadere che cambia tutto
La partita sembrava scivolare via tra le dita dell’Atalanta, e invece a dieci secondi dalla fine – un lasso di tempo che nel calcio giovanile vale quanto un’eternità – ecco il colpo di testa di Isoa. Il difensore, che per novanta minuti aveva dovuto badare a non scoprire la retroguardia, si trasforma nell’uomo della provvidenza: il suo pareggio non è solo un’azione di salvataggio, ma un vero e proprio taglio psicologico che sposta l’inerzia della finale. La Juventus, fino a quel momento impeccabile nel leggere le ripartenze e nel provare a chiudere la gara senza riuscirci, viene riacciuffata proprio quando già immaginava di alzare il trofeo. Padoin, dal canto suo, dovrà spiegare ai suoi ragazzi come mai quel raddoppio – cercato più volte e sempre negato dalla mira o dai riflessi avversari – non sia mai arrivato. Un rammarico enorme, filtrato a caldo come “difficile da digerire”, che però convive con l’orgoglio per un percorso netto nella competizione.
I protagonisti dal dischetto: Anelli, Baldo e la perfezione nerazzurra
Ai calci di rigore l’Atalanta non trema. Anelli, lo si è detto, para due penalty; è lui, con quelle mani che respingono le speranze bianconere, a gettare le basi per il sorpasso. Poi entra in scena Nicolò Baldo, che già durante la gara si era fatto notare per un legno colpito – un episodio, questo, che avrebbe potuto frantumare la fiducia di molti, ma non la sua. Baldo realizza il terzo dei quattro rigori calciati dai nerazzurri, e lo fa con una freddezza che tradisce l’età anagrafica. Insieme a loro, il resto della squadra si dimostra perfetta dal dischetto: quattro tentativi, quattro centri. Un esecuzione chirurgica, che lascia la Juventus senza scampo nonostante la buonissima gara disputata. I bianconeri, a conti fatti, pagano l’incapacità di chiudere il match quando potevano farlo, lasciando viva un’Atalanta che non ha mai smesso di crederci.
Le voci dei dirigenti: Percassi, Samaden e Zanchi raccontano la rimonta
A fine partita i microfoni raccolgono le dichiarazioni di chi quel trofeo lo ha costruito lontano dal campo. Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta, si sofferma sulla resilienza di un gruppo che non si è mai disunito. Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile nerazzurro, vede nella rimonta il segno di un lavoro fatto di dettagli e di pazienza. E Marco Zanchi, allenatore in seconda della Primavera, sottolinea come il pareggio di Isoa non sia stato un caso, ma l’esito di una pressione costante esercitata nei minuti finali. Nessuno di loro, a essere precisi, si lascia andare a facili entusiasmi; piuttosto, descrivono la partita per quello che è stata: un’altalena di occasioni, un copione scritto fino al 93’ in bianconero, e poi riscritto dall’orgoglio orobico.




