Vingegaard sulla Vuelta interrotta: "Chi protesta va ascoltato"
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Redazione Sport
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Le proteste per la Palestina, che hanno nuovamente forzato l’organizzazione della Vuelta a España ad anticipare il traguardo della sedicesima tappa, trovano una voce inaspettata e autorevole. Jonas Vingegaard, il leader della corsa e due volte vincitore del Tour de France, si è espresso senza mezzi termini, scegliendo di non ignorare le mobilitazioni convocate dal collettivo “Galizia per la Palestina”. «Non ci rendiamo conto di quanto accade intorno», ha dichiarato il ciclista danese ai microfoni dell’emittente TV2, aggiungendo che quanti scendono in piazza «lo fanno per un motivo» e che «è orribile quello che sta accadendo attualmente». La sua presa di posizione, che si distacca dalla consueta cautela degli atleti, sottolinea come quelle manifestazioni, sebbene disruptive, pongano questioni che meriterebbero attenzione.
La tappa in questione, un percorso di 167,9 chilometri tra Poio e Mos Castro de Herville che si annunciava tecnicamente impegnativo e spettacolare, è stata infatti troncata otto chilometri prima del previsto. Una scelta obbligata per gli organizzatori, i quali hanno dovuto neutralizzare il finale surreale di una frazione che avrebbe potuto riservare colpi di scena. A beneficiarne, in un contesto così anomalo, è stato il colombiano Egan Bernal, che si è imposto in uno sprint a dir particolare e ha così colto la decima vittoria della sua carriera. Tuttavia, la gioia per il successo è stata inevitabilmente offuscata dalle circostanze eccezionali che l’hanno determinato.
Non è la prima volta che questa edizione della corsa iberica deve fare i conti con simili interruzioni, dopo l’episodio di Bilbao, ma la determinazione degli organizzatori appare ferrea. Javier Guillen, patron della Vuelta, ha tenuto a precisare in una conferenza stampa che la corsa proseguirà il suo regolare svolgimento, avendo «il dovere e il diritto di arrivare a Madrid». Una presa di posizione che delinea il delicato equilibrio tra il garantire la sicurezza e il rispetto per le proteste, da un lato, e il portare a termine un evento sportivo di portata internazionale, dall’altro.




