La valle dei sorrisi, l'horror rarefatto di Strippoli che indaga il lutto e l'identità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Presentato fuori concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia e ora approdato nelle sale, La valle dei sorrisi si conferma come l'opera più matura e consapevole del regista Paolo Strippoli, noto per A Classic Horror Story e Piove. Il film, che vede protagonisti Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano e l'esordiente Giulio Feltri, segna uno smarcamento deciso dalla visceralità che caratterizzava i suoi primi lavori, abbracciando invece un horror di atmosfera, rarefatto e psicologico, le cui tensioni esplodono in tutta la loro potenza soltanto nel finale.

La pellicola costruisce un mondo perturbante in un villaggio che, in superficie, appare come un modello di felicità, ma che cela un lato oscuro dietro sorrisi innaturali e forzati. La trama si sviluppa attorno a un giovane ragazzo, interpretato da Feltri, al quale è affidato il compito di assorbire il dolore collettivo dell'intera comunità, mentre sullo sfondo un telegiornale ricorda costantemente una tragedia realmente accaduta: l'incidente ferroviario del 21 marzo 2009 sulla tratta Venezia-Tarvisio, in cui persero la vita quarantasei persone.

Quel lutto collettivo, difficile da elaborare in una realtà dove tutti si conoscono e ogni vittima è legata ai sopravvissuti, diventa l'anticamera di una profonda crisi identitaria e il terreno fertile per una crescita dolorosa. Strippoli mescola con abilità atmosfere gotiche e paure moderne, in un racconto che è stato definito un "non horror folk", i cui echi rimandano al visionarismo di David Lynch e alla narrativa di Stephen King.

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