La valle dei sorrisi, tra gotico e horror contemporaneo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Presentato in anteprima mondiale alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, fuori concorso, "La valle dei sorrisi" di Paolo Strippoli si impone all'attenzione della critica come un'opera che, pur richiamando alla memoria le atmosfere del folk horror internazionale – e in particolare quelle del celebre "Midsommar" di Ari Aster –, dimostra una personalità autonoma e profondamente radicata in una tradizione narrativa più ampia. Il film, che vedrà Michele Riondino nel ruolo del protagonista, sembra infatti condividere un legame sotterraneo ma palpabile con alcune delle opere più apprezzate di Stephen King, nelle quali l'orrore scaturisce spesso dalla corruzione di un'idilliaca normalità americana, trasposta qui in un contesto italiano e montano.
Ambientato nel villaggio di Remis, un paesino troppo felice per essere vero e incastonato tra le montagne come in una favola nera, la pellicola esplora il lato oscuro dei sorrisi forzati e i macabri segreti che una comunità può celare dietro un'apparenza di perfetta serenità. La trama ruota attorno a un ragazzo a cui viene affidato il compito di assorbire il dolore altrui, un meccanismo narrativo che Strippoli, già regista di "A Classic Horror Story" e "Piove", sfrutta per indagare, come ha sottolineato lo stesso Riondino, "l'incapacità di accettare il proprio dolore", tema che viene considerato di stringente attualità.
Il cast, che annovera nomi come Romana Maggiora Vergano e Paolo Pierobon, contribuisce a costruire un'atmosfera perturbante che mescola elementi gotici a una palpabile inquietudine contemporanea. Il film, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 17 settembre, rappresenta un ulteriore tassello nel recente e inaspettato ritorno di fiamma del genere horror nel cinema nazionale, dimostrando come sia possibile infondere linfa vitale in un linguaggio che, dopo stagioni d'oro, aveva conosciuto lunghi decenni di oblio.




