La valle dei sorrisi, l'horror italiano che indaga il dolore e la sua condivisione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 82, La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli si appresta a raggiungere le sale cinematografiche nazionali, proponendo al pubblico una narrazione horror che, pur muovendosi tra elementi soprannaturali, scava in profondità nelle dinamiche umane più oscure e complesse. Il film, oggetto di uno dei recenti Talks organizzati da Best Movie, ha visto il regista e il protagonista Michele Riondino confrontarsi con il direttore Giorgio Viaro e con Zerocalcare, svelando alcuni degli aspetti cruciali di un'opera che ambisce a mescolare il genere con una forte riflessione esistenziale.
La trama, che si dipana in un microcosmo apparentemente idilliaco, segue le vicende di Sergio Rossetti, un insegnante di educazione fisica interpretato da Riondino, il quale giunge nel remoto paesino di Remis. Quello che inizialmente si configura come un tranquillo rifugio montano, però, nasconde in realtà un rituale angosciante e profondamente disturbante, nel quale gli abitanti del luogo si radunano periodicamente per affidare le proprie sofferenze a Matteo Corbin, un adolescente dotato del macabro potere di assorbire il dolore altrui.
Attraverso questa premessa, Strippoli costruisce una metafora visiva potente e claustrofobica, che costringe lo spettatore a interrogarsi sui meccanismi sociali della colpa, della sofferenza collettiva e della ricerca, spesso disperata, di un capro espiatorio sul quale scaricare le proprie angosce. La pellicola, evitando facili soluzioni stilistiche, si immerge in un'indagine psicologica che non risparmia nessuno, mostrando come la ricerca della serenità possa talvolta condurre a patti oscuri e a compromessi morali inaccettabili.




