Gattuso: "Cristante fuori per l'Estonia, ma è dentro il progetto" e via libera a Italia-Israele
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Redazione Sport
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Il commissario tecnico della Nazionale italiana, Gennaro Gattuso, nel corso della conferenza stampa tenuta a Coverciano in vista della qualificazione mondiale contro l’Estonia, ha voluto chiarire immediatamente le scelte che hanno portato all’esclusione di alcuni calciatori dalla lista per la prossima sfida. Tra i nomi di spicco lasciati a casa, oltre a quelli di Buongiorno e Ricci, spicca quello di Bryan Cristante. «Abbiamo lasciato a casa Buongiorno, Ricci, Cristante», ha dichiarato Gattuso, il quale, però, ha subito temperato la decisione con una precisazione non trascurabile, affermando che «loro fanno parte del nostro progetto», segnando così una netta linea di continuità e di fiducia verso elementi che rimangono centrali nella visione del nuovo ciclo.
L’incontro con i giornalisti, inevitabilmente, ha toccato anche il tema più spinoso del momento, ovvero la partita di qualificazione contro Israele in programma per il 14 ottobre a Udine. Una questione che, com’è noto, travalica i confini del rettangolo di gioco per investire delicate questioni di ordine pubblico e di opportunità, tanto che il primo cittadino udinese, Felice De Toni, ne aveva auspicato un rinvio. A ogni buon conto, fonti del Viminale interpellate dall’Ansa hanno fatto sapere che, «per quanto di competenza del ministero dell'Interno, Italia-Israele si può giocare regolarmente», dando così un definitivo via libera all’evento in programma al Bluenergy Stadium.
Sulla stessa linea si è posizionato lo stesso ct azzurro, il quale ha affrontato l’argomento con il suo piglio caratteristico, diretto e pragmatico. Pur definendosi «un uomo di pace», Gattuso ha rimarcato come il compito suo e della squadra sia altro, concentrandosi esclusivamente sull’aspetto professionale. «Dobbiamo scendere in campo anche se c'è una guerra in corso e questo fa male», ha aggiunto, sottolineando la profonda spiacevolezza di un contesto internazionale lacerato dai conflitti, ma al tempo stesso la necessità di adempiere al proprio dovere sportivo.




