Pagamenti digitali, l’obbligo si allarga a wallet e app: ecco cosa cambia per esercenti e consumatori

Pagamenti digitali, l’obbligo si allarga a wallet e app: ecco cosa cambia per esercenti e consumatori
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si tratta di una novità assoluta, ma di un'estensione significativa di un obbligo già in vigore dal 2022. Con la conversione in legge del decreto cosiddetto "Carburanti-ter" (DL 63/2026), il perimetro della moneta elettronica che gli esercenti sono tenuti ad accettare si allarga ufficialmente, includendo non solo le tradizionali carte di credito e debito ma anche i wallet digitali e le app di pagamento.

In pratica, rifiutare un pagamento effettuato tramite smartphone, smartwatch o applicazioni come Satispay e Bancomat Pay è ora equiparato al rifiuto di una carta, con conseguenti sanzioni amministrative a carico dell'esercente.

Un obbligo che si adatta alla tecnologia

L'adeguamento normativo, che era atteso e che ora trova compimento con il passaggio alla Camera per l'approvazione definitiva entro il 29 giugno, risponde all'evoluzione delle abitudini di pagamento degli italiani. Non si parla più solo di POS fisici, ma di un ecosistema digitale che passa attraverso dispositivi indossabili e applicazioni installate sullo smartphone. La legge, di fatto, aggiorna il concetto di "strumenti di moneta elettronica" per allinearlo alle nuove tecnologie, evitando che il divieto di rifiuto rimanesse circoscritto ai soli strumenti tradizionali.

La sanzione per chi non si adegua rimane la stessa introdotta nel 2022: una multa fissa di 30 euro, maggiorata del 4% del valore della transazione che è stata rifiutata. Questo meccanismo, pensato per disincentivare il rifiuto dei pagamenti elettronici, si applica ora a qualsiasi forma di transazione digitale, che sia tramite carta fisica o tramite app sul telefono del cliente.

La risposta del mercato: Satispay azzera le commissioni

In concomitanza con questo cambio di passo normativo, il mondo del fintech ha dato segnali importanti. Satispay, il circuito di pagamento italiano con oltre 6,5 milioni di utenti e più di 450.000 attività commerciali convenzionate, ha annunciato un cambiamento significativo nella sua politica di pricing.

A partire da settembre 2026, l'applicazione tornerà ad applicare zero commissioni per tutte le transazioni di importo inferiore a 10 euro, una scelta che mira a sostenere il commercio di prossimità e i piccoli esercenti che gestiscono pagamenti di importo ridotto e frequente.

Questa decisione rappresenta un'inversione di tendenza rispetto a quanto annunciato dalla stessa azienda per l'aprile 2025, quando aveva introdotto una commissione dell'1% a carico degli esercenti per i pagamenti sotto quella soglia. Il ritorno al costo zero per i micropagamenti, unito a un miglioramento delle condizioni per le transazioni superiori a 10 euro (con commissione che scende allo 0,95%), è stato giustificato dall'azienda come un modo per trasformare un nuovo obbligo normativo in un'opportunità per i negozianti.

Alberto Dalmasso, Co-Founder e CEO di Satispay, ha sottolineato come l'obbligo di accettare moneta elettronica sia un passo decisivo che porterà maggiore concorrenza e migliori servizi per esercenti e consumatori.

Verso una maggiore trasparenza e riduzione dei costi

L'estensione dell'obbligo si inserisce in un quadro più ampio di accordi volontari tra banche, operatori dei pagamenti elettronici e associazioni di categoria. Un nuovo protocollo d'intesa, firmato al Ministero dell'Economia, punta ad alleggerire il costo delle transazioni con carte di credito, debito e prepagate, in particolare per i micropagamenti.

L'accordo, che coinvolge Abi, Apsp, Assofin, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Fipe, non impone tariffe obbligatorie, ma impegna gli operatori a proporre offerte commerciali più vantaggiose e a garantire una maggiore trasparenza delle condizioni applicate agli esercenti, con un focus particolare sulle transazioni fino a 30 euro.

L'obiettivo dichiarato è favorire la diffusione dei pagamenti digitali, rendendoli più convenienti per i commercianti e scoraggiando la tentazione di rifiutarli, soprattutto per piccoli importi. Le offerte promozionali dovranno essere rivolte almeno alle attività con ricavi annui fino a 400.000 euro e pubblicizzate in modo chiaro, mentre gli operatori sono invitati a estendere condizioni favorevoli anche alle imprese con fatturato fino a 750.000 euro.

Per i consumatori, la sostanza non cambia: resta l'obbligo per l'esercente di accettare il pagamento elettronico, qualsiasi sia l'importo.

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