Caldo record a scuola, Anief: "Niente lezioni prima di ottobre"
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Redazione Interno
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Mentre il termometro sfonda quota 40 gradi in diverse città italiane e buona parte dell'Europa arranca sotto una morsa di calore che non accenna a diminuire, il mondo della scuola prova a riorganizzarsi. Ma non è semplice.
Con gli esami di Maturità ancora in corso in molte regioni, il dibattito si sposta già sul prossimo anno: è il caso di rivedere il calendario scolastico per adattarlo a un clima che non è più quello di vent'anni fa? A porre la questione in termini radicali è Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, il quale ha avanzato una proposta destinata a far discutere: niente lezioni prima di ottobre.
Una soluzione che suona come un pugno nello stomaco per chi è abituato a considerare la prima campanella un rito immutabile dell'autunno, e che invece si scontra con l'evidenza di aule che in questo periodo diventano delle vere e proprie fornaci.
Negli ultimi giorni, gli esami di Stato si stanno svolgendo in condizioni che molti hanno definito al limite della sopportazione. Nelle scuole del Torinese, per esempio, i termometri segnano 30, 32, fino a 34 gradi, e chi ci va ogni mattina, tra studenti e personale, soffre in silenzio.
Le lamentele sono così tante che i sindacati Flc Cgil e Cub hanno scritto alle istituzioni per chiedere un intervento immediato, mentre il Comune di Torino ha chiesto a Iren la fornitura di sedici nuovi "pinguini", ovvero condizionatori portatili, da distribuire per raffreddare l'aria.
Ma è chiaro, come sottolinea lo stesso Pacifico, che si tratti di interventi tampone e che sia necessario un piano strutturale ben più ambizioso, perché con il riscaldamento globale le ondate di calore saranno sempre più frequenti e intense, e non si può certo pensare di risolvere il problema con qualche ventilatore in più.
Le aule diventano forni, la politica si muove
La situazione è talmente critica che il Partito Democratico ha presentato un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione, denunciando il rischio concreto per la salute di studenti e docenti. In molte scuole italiane, l'esame di Stato si trasforma per tutti i protagonisti in una prova di resistenza fisica prima ancora che culturale, con gli studenti che durante le prove orali accusano malori e, in alcuni casi, collassano per il caldo.
Non è raro, infatti, vedere ragazzi costretti ad abbandonare l'aula per riprendersi, mentre i commissari tentano di svolgere il loro lavoro in un ambiente che nulla ha a che vedere con un luogo di apprendimento e che assomiglia piuttosto a un'afosa stanza d'albergo senza aria condizionata.
Il segretario della Uil Scuola, Giuseppe D'Aprile, ha lanciato un vero e proprio allarme, dichiarando che il suo sindacato continua a ricevere da tutta Italia centinaia di segnalazioni di scuole in condizioni ormai insostenibili. Non solo studenti, ma anche docenti e personale sono costretti a dotarsi autonomamente di ventilatori per rendere le aule appena vivibili, una situazione che rivela la profonda inadeguatezza degli edifici scolastici italiani di fronte ai mutamenti climatici.
Secondo i sindacati, non si tratta più di un problema di ordine pubblico o di benessere, ma di una questione di sicurezza sul lavoro e di diritto allo studio, che richiede risposte che vadano oltre la richiesta di qualche nuovo condizionatore.
La proposta di Anief e lo scenario di settembre
La proposta di Marcello Pacifico di posticipare l'avvio dell'anno scolastico a ottobre si inserisce in questo contesto di emergenza e non rappresenta una provocazione isolata, ma il tentativo di aprire un tavolo di confronto serio su un tema che il governo non può più permettersi di ignorare. L'idea, per quanto drastica, cerca di affrontare il problema alla radice, evitando che le lezioni ricomincino nel momento statisticamente più caldo dell'anno, quando cioè le aule, sprovviste di sistemi di climatizzazione adeguati, diventano letteralmente inagibili.
Pacifico, da tempo, sostiene la necessità di una rimodulazione complessiva del calendario, che tenga conto non solo delle esigenze didattiche, ma anche delle mutate condizioni ambientali, e che preveda investimenti seri per la messa in sicurezza degli istituti dal punto di vista termico.
In attesa che la politica si confronti con questa realtà, le scuole stanno cercando di sopravvivere all'ondata di calore con soluzioni di fortuna e con l'impegno di dirigenti e insegnanti che, ancora una volta, si trovano a supplire alle carenze dello Stato. Resta il fatto che la questione è ormai all'ordine del giorno e che, come dimostrano le mobilitazioni di questi giorni, coinvolge tutti gli attori del mondo scolastico.
La sfida, per le istituzioni, sarà quella di trasformare l'emergenza in un'opportunità per ripensare in modo organico il rapporto tra scuola, territorio e ambiente, partendo dalla consapevolezza che gli alunni di oggi non possono più essere costretti a studiare in condizioni che mettono a repentaglio la loro salute.




