Dario Fo, Rai Radio3 celebra il centenario del “sommo giullare” tra polemiche e memorie

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati cent’anni dalla nascita di Dario Fo, un anniversario, quello del 24 marzo, che chiama a raccolta non solo le istituzioni culturali ma anche le voci della famiglia, in un alternarsi di celebrazioni ufficiali e stridori privati. Rai Radio3 ha scelto di onorare la memoria del premio Nobel con una programmazione che si snoda attraverso alcuni dei suoi lavori più rappresentativi, attingendo agli archivi e restituendo all’ascolto la forza della sua inventiva. L’appuntamento principale, previsto per le ore 23 di martedì all’interno di “Radio3 Suite”, è con Un mentitore onesto, Dario Fo e l’invenzione della tradizione, un viaggio curato da Guido di Palma e Lorenzo Pavolini che promette di scandagliare le radici della sua poetica. A questo si aggiunge, giovedì 26 sempre nella stessa fascia oraria, la messa in onda di Ruzzante di Dario Fo, ulteriore tassello di quel “Teatro di Radio3” che ha fatto della riscoperta dei classici e delle voci d’autore un punto di forza.

Se l’etere si prepara a riverberare la voce inconfondibile del giullare, a Milano – città che Fo ha abitato e spesso descritto come un laboratorio a cielo aperto – si consuma una polemica dal sapore dinastico. Il Comune ha disposto l’affissione di una targa commemorativa sulla casa di corso di Porta Romana 132, dove il drammaturgo visse con Franca Rame: un gesto toponomastico che l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi definisce “molto sentito” e inserito in un quadro più ampio di iniziative per l’anniversario. Ma è proprio questa cornice più ampia a essere messa in discussione da Mattea Fo, nipote del Nobel e presidente della Fondazione Fo Rame. Pur senza voler cercare un “scontro”, la nipote ha fatto trapelare una certa amarezza, ritenendo che la città avrebbe potuto e dovuto fare uno sforzo maggiore per un uomo che – insieme alla compagna di vita e di scena – ha portato il nome di Milano nei teatri di tutto il mondo, inventando un linguaggio ormai studiato nelle università. “Questa possibilità è una parentesi che dura un anno”, ha osservato, lasciando intendere che il tempo per colmare questa distanza tra il valore dell’artista e la portata del riconoscimento cittadino non sia ancora del tutto scaduto.

Il pensiero dei Chille e lo “sguardo” tecnico dell’attore

Al di là delle polemiche contingenti, il centenario sta diventando un’occasione per interrogarsi, come fanno Sissi Abbondanza e Claudio Ascoli dei Chille de la Balanza, sul ruolo effettivo degli artisti in un presente segnato da violenza e smarrimento. Riprendendo la domanda di Hölderlin – “A che servono i poeti in tempi di povertà?” – il collettivo teatrale rilegge l’eredità di Fo non come un museo ma come una risposta possibile alla miseria contemporanea, quella di un mondo che perde senso e che il giullare aveva l’arte di scardinare con la risata. Un’eredità che si fonda anche su dettagli tecnici non secondari, come viene sottolineato in un approfondimento pubblicato in questi giorni: il lavoro di Fo attore e autore poggiato su una concezione del come “sofisticatissima camera da presa”. Dalla lezione della mimica di Étienne Décroux all’invenzione del grammelot, quella lingua fatta di suoni e ritmi che abbatte le barriere linguistiche, la sua performance scenica non era mai improvvisazione pura ma il risultato di una meccanica complessa, capace di trasformare il gesto e la parola in uno strumento politico di straordinaria efficacia.

Un calendario tra radio, teatro e filatelia

Le iniziative per i cento anni si moltiplicano e spaziano dalla carta all’ambito istituzionale. Oltre agli appuntamenti radiofonici di Radio3, il 24 marzo vedrà la presentazione ufficiale del Comitato Nazionale per le celebrazioni al Ministero della Cultura a Roma, con un primo annullo filatelico dedicato a Fo che arricchirà la serie tematica ‘Le eccellenze del patrimonio culturale italiano’. Sul versante teatrale, l’Angelicum di Milano ospiterà il 26 marzo *Lu Santo Giullare Francesco*, un evento con finalità benefiche a sostegno delle attività sociali del convento, mentre il Teatro Sistina di Roma ha programmato per la stessa sera una serata di gala con la partecipazione di numerosi volti dello spettacolo, a testimonianza di quanto il solco tracciato da Fo sia ancora fertile per le nuove generazioni di attori e autori.

La memoria dell’abitazione e il valore della targa

Tornando alla dimensione più intima del ricordo, la scelta della targa in corso di Porta Romana assume quindi un valore ambivalente: da un lato riconosce ufficialmente il legame indissolubile tra l’artista e la sua città, collocandolo nel novero dei cittadini illustri al pari della medaglia d’oro già ricevuta e della sepoltura al Famedio; dall’altro, solleva la questione di come si debba celebrare un gigante della cultura quando il tempo, come ricorda la nipote, è una risorsa che si consuma in fretta. Se per l’amministrazione quella targa rappresenta un “tributo toponomastico” doveroso, per la Fondazione che porta il suo nome essa rischia di apparire come un’occasione in parte mancata, in un equilibrio sottile tra la gratitudine dovuta e la consapevolezza che a un premio Nobel, forse, si addice qualcosa di più di una semplice lapide.

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