Sanremo 2026, la prima conferenza stampa tra lacrime, ricordi e la provocazione di Conti: “Devo fare il giullare”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, nella lunga marcia di avvicinamento al Teatro Ariston, in cui la macchina del Festival smette di essere un rumoroso cantiere e comincia a mostrare l’ingranaggio perfetto che, per una settimana, catalizzerà l’attenzione del Paese. Quel momento è la prima conferenza stampa, e quella andata in scena nella tarda mattinata di lunedì 23 febbraio, a poco più di ventiquattr’ore dal debutto della settantaseiesima edizione, non ha deluso le attese, mescolando l’inevitabile ritualità delle domande dei giornalisti a scatti di genuina emozione e a sorprese ben calibrate -5. Carlo Conti, al suo secondo mandato consecutivo dopo l’interregno di Amadeus ma per sua stessa ammissione all’ultima esperienza da conduttore, si è presentato nella sala stampa allestita al Roof dell’Ariston con la sicurezza di chi conosce a memoria la geografia del palcoscenico, pur dichiarando, con una punta di autoironia che non guasta mai, di sentire addosso il peso di un ruolo che definisce, con una provocazione non troppo velata, quello del “giullare”. Un termine, quest’ultimo, che ha fatto subito scattare la scintilla dell’interpretazione, quasi a voler sottolineare la solitudine di chi, davanti allo schermo, deve tenere le fila di uno spettacolo immenso, ma che forse nascondeva anche una sottile frecciata a chi, in questi mesi, ne ha sottovalutato la capacità di gestione.

Accanto a lui, a condividere il peso e l’onore di tutte e cinque le serate, siede Laura Pausini, e la dinamica tra i due è parsa subito chiara: lui il regista, l’orchestratore, colui che detta i tempi e governa la macchina; lei il cuore pulsante, l’emozione a fior di pelle che trasforma ogni dichiarazione in un frammento di vita. E infatti l’attimo di autentica commozione è arrivato proprio quando il discorso è caduto, inevitabilmente, su Pippo Baudo, il signore del Festival scomparso nell’agosto precedente, la cui assenza fisica pesa come un macigno su quest’edizione -3-5. Conti ha parlato di lui con la reverenza di un allievo verso il maestro, spiegando che la differenza tra il presentatore e il conduttore — colui che è anche regista in scena — l’ha imparata proprio guardando Baudo. Ha annunciato che l’intero Festival sarà un omaggio a quel faro della televisione italiana, e lo si capirà fin dai primissimi secondi della prima serata, dal modo in cui scenderà le scale, dalla scelta delle musiche, dalla volontà di “prestare” la voce di Pippo per introdurre quegli artisti — come la stessa Pausini, Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli — che Baudo aveva lanciato o scoperto -3. La Pausini, visibilmente provata dal ricordo, ha aggiunto un tassello personale a quel mosaico di gratitudine, rivelando una telefonata intercorsa con Baudo nel marzo precedente: fu lui, con la sua autorevolezza paterna, a spingerla ad accettare la conduzione, a dirle che era pronta, e quel consiglio, ha confessato la cantante romagnola trattenendo a stento le lacrime, lei lo sente ancora come una mano tesa che la sostiene in questa avventura -1.

Ma la conferenza stampa non è stata solo un esercizio di nostalgia, per quanto nobile. È stato anche il momento in cui si sono delineati i contorni della macchina organizzativa e si sono iniziati a tirare le prime somme di un interesse che, a giudicare dai numeri, si preannuncia straripante. Elena Capparelli, direttore di Rai Play, ha snocciolato un dato impressionante: le visualizzazioni sui social legate al Festival, nei giorni precedenti, sono aumentate del 500% rispetto all’anno scorso, a testimonianza di come la kermesse sia ormai un fenomeno transmediale che travalica il semplice evento televisivo. E se il sindaco Alessandro Mager e l’assessore Alessandro Sindoni hanno dato il benvenuto ufficiale alla città, pronta ad accogliere l’esercito di fan, addetti ai lavori e turisti, sono state le parole dei vertici Rai a dipingere il quadro di un successo annunciato anche sul fronte economico. Luca Poggi, amministratore delegato di Rai Pubblicità, ha parlato di una raccolta che si avvia a chiudere meglio del 2025, anno in cui si superarono abbondantemente i 65 milioni di euro, forte anche del traino positivo lasciato dalla recente copertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time, ha invece ribadito il concetto che Sanremo non è soltanto della Rai, ma dell’intera Italia, citando un’analisi che quantifica l’impatto economico dell’evento in 252 milioni di euro, un indotto che si riversa sul territorio e sull’intera filiera culturale e industriale del Paese.

Il meccanismo del voto e l’irruzione inattesa

Se la sostanza del Festival si gioca sulle note e sulle performance, la sua credibilità poggia sulla chiarezza del meccanismo di voto, e Conti ha voluto ribadire la struttura ormai collaudata che incoronerà il vincitore. Tre le giurie in campo: il pubblico da casa, con il Televoto da fisso e mobile, avrà un peso determinante; accanto a lui, a comporre il trio che esprime la variegata platea dell’informazione e della diffusione musicale, ci saranno la Giuria della Sala Stampa, Tv e Web — composta dai giornalisti accreditati — e la Giuria delle Radio, formata da emittenti nazionali e locali -2-6. Un sistema pensato per bilanciare il calore popolare con la competenza tecnica e la capacità di diffusione delle canzoni, che si articolerà nelle consuete cinque serate: dalle esibizioni iniziali votate dalla sola sala stampa, passando per le sfide delle Nuove Proposte e la serata dedicata alle cover, fino alla finale in cui i voti delle precedenti serate — eccezion fatta per quella delle reinterpretazioni — si sommeranno a quelli dell’ultima, decisiva tornata -10. Saranno ventisei i Big in gara a cui si aggiungono le quattro Nuove Proposte, pronte a contendersi il loro spazio in una competizione parallela ma non meno sentita.

E proprio mentre il dibattito si faceva più tecnico, a scompaginare la formalità dell’incontro ci ha pensato una vecchia volpe del palcoscenico. Rosario Fiorello, fedele alla sua fama di mattatore, ha fatto irruzione in conferenza stampa a sorpresa, non fisicamente, ma attraverso una videochiamata sullo smartphone di Giovanni Alibrandi, direttore di Radio2 -4-8. Il suo saluto è stato un concentrato di quella stessa energia che per anni ha portato sul palco dell’Ariston: “Avevamo nostalgia della sala stampa”, ha esordito, per poi augurare ai giornalisti, con ironia, “tante, tante polemiche”, quasi a voler alimentare quel circo mediatico che è parte inscindibile del fenomeno Sanremo. Il clou della gag, però, è arrivato quando Fiorello, con la consueta faccia tosta, ha arruolato Conti come co-conduttore del suo programma “La Pennicanza” per il lunedì successivo, con tanto di motto “chi la fa l’aspetti”, in un perfetto gioco delle parti tra i due amici -8. Conti, dal canto suo, ha prontamente accettato il gioco, dichiarandosi disponibile a collegarsi da casa, dimostrando che, nonostante la tensione per l’evento imminente, lo spirito leggero e la complicità sono la benzina giusta per affrontare una settimana che si preannuncia lunga e piena di insidie, ma anche di grandi soddisfazioni.

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