La chimera Meloni e il giullare libero: Carlo Conti detta le regole del suo festival tra politica e assenze
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è una vigilia sin troppo tranquilla, quella del Sanremo 2026, e allora il teatrino mediatico, si sa, deve pur inventarsi qualcosa per scaldare i motori in attesa che siano le canzoni – e badate bene, quella sì potrebbe rivelarsi l’unica vera insidia – a parlare. Così, mentre i vertici Rai incrociano le dita per un dato auditel che qualcuno già dà in possibile calo, la polemica si accende su un focolaio inesistente: la presunta presenza della Presidente del Consiglio all’Ariston. Una voce, quella di Giorgia Meloni in platea, che era già stata silenziata nei giorni scorsi, eppure ha continuato a rimbalzare fino a diventare l’argomento principale della conferenza stampa di Carlo Conti. Il conduttore, dal canto suo, ha smontato tutto con la pacatezza di chi quelle dinamiche le conosce bene: “Non l’ho invitata”, ha tagliato corto, “ma è una libera cittadina. Se compra il biglietto, può venire come tutti gli altri” -1. E sulla vicenda è poi intervenuta direttamente la premier, con un post social tagliente che ha definito la storia una “notizia totalmente inventata”, quasi fosse una dinamica da FantaSanremo, quella sì un gioco lecito per appassionati, a differenza delle ricostruzioni giornalistiche che, queste, “dovrebbero restare nel mondo reale” -9.
Ma la domanda che serpeggiava tra i cronisti non era solo sull’agenda della politica, bensì su quanto quella stessa politica tenti di mettere le mani sulla kermesse. Conti, che di edizioni ne ha viste tante e con governi di ogni colore, ha risposto con un ragionamento che è insieme una dichiarazione d’intenti e uno schiaffo morale a chi lo vuole etichettare: “Quando c’era Renzi ero renziano, ora meloniano, poi magari domani sarò cinquestelliano” -2. Il succo del suo pensiero, però, sta tutto nella premessa: “Per fortuna in questi quarant’anni sono un uomo libero, ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro”. Si definisce un “giullare”, e lo dice con orgoglio, quasi a voler rivendicare per sé il ruolo antico di chi, proprio perché racconta storie e fa spettacolo, deve mantenere quella distanza di sicurezza dal potere che gli permette di guardarlo con occhio laico. Ha respinto al mittente l’etichetta di “normalizzatore” – chiedendosi, con una certa ironia, come si possa definire tale un festival che lancia giovani come Olly o Lucio Corsi – e ha ribadito un concetto semplice ma fondamentale: la sua storia professionale parla per lui, e piuttosto che sentirsi dire che qualcuno lo ha “obbligato” a prendere un ospite, preferirebbe sentirsi dire che non sa fare il suo mestiere -6.
E se la politica non entra dalla porta principale, prova a bussare da quella di servizio, come nel caso del veto – o del presunto tale – su Andrea Pucci. La vicenda del comico, che ha rinunciato alla partecipazione temendo contestazioni per i suoi trascorsi giudiziari, ha visto persino l’intervento del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che chiedeva una “presenza riparatoria” sul palco. Anche qui, Conti è stato chiaro come l’acqua: “Rispetto la seconda carica dello Stato, ho ascoltato con attenzione, ma Pucci non se la sente di salire” -7. Il direttore artistico ha spiegato di avergli proposto un videomessaggio scherzoso, ma di fronte al rifiuto non ha voluto forzare la mano. Perché, e questo è il punto, “non posso obbligare nessuno”. Una posizione di rispetto verso l’artista e verso sé stesso, che gli ha fatto anche sorridere quando gli hanno ricordato una vecchia uscita di Pippo Baudo – il grande maestro a cui questa edizione è dedicata – che nel 2007 invitava i politici a “pensare ai problemi del Paese”. “Baudo diceva cose ganze, eh”, ha commentato con un sorriso sornione -8.
Un omaggio a Baudo e la festa della Repubblica: il festival che verrà
Lontano dalle scaramucce, il festival che prenderà il via ha già le sue stelle polari. La prima, inevitabile e commovente, è il ricordo di Pippo Baudo, scomparso lo scorso agosto. Conti, visibilmente emozionato, ha raccontato del “primo festival senza Pippo” e della decisione di intitolargli il camerino e il “quaderno dell’Ariston” -4. La seconda, invece, è un omaggio alla storia repubblicana: nella prima serata salirà sul palco Gianna Pratesi, 105 anni, una delle donne che il 2 giugno del 1946 votarono per il referendum che diede vita alla Repubblica. Un gesto che Conti ha voluto sottolineare con orgoglio, ricordando anche l’incontro con il Presidente Mattarella, il quale ha avuto parole importanti nel certificare che “la musica pop, Sanremo, anche questo è cultura” -4. Un festival, dunque, che si annuncia “cristiano e democratico”, per usare le parole del suo conduttore: “Cristiano per la mia modestissima fede, democratico perché aperto a tutti” -7.
Sport, musica e i due Sandokan: il palco si riempie di stelle
Se la politica è volutamente tenuta ai margini, il palco si prepara ad accogliere invece i campioni dello sport che hanno fatto sognare l’Italia alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi, insieme ai campioni paralimpici Giacomo Bertagnolli e Andrea Ravelli, porteranno all’Ariston il loro carico di medaglie ed emozioni -2. Ma la vera chicca della prima serata, come annunciato da Conti, sarà il confronto tra i due Sandokan: da una parte Kabir Bedi, il volto storico dello sceneggiato cult, e dall’altra Can Yaman, che ha ripreso il ruolo nella serie moderna e che per l’occasione sarà anche co-conduttore -8. Yaman, dal canto suo, ha approfittato della conferenza per fare chiarezza su un suo recente fermo in Turchia, liquidato come “controlli di routine”, e per scherzare sulla sua incapacità canora: “Mi piacciono le canzoni malinconiche, ma non canterò, a meno che non mi paghino molto bene e mi prepari per cinque mesi” -7-8.
L’eredità di Fiorello e la sfida degli ascolti
Non poteva mancare, nella tradizione delle conferenze stampa, l’irruzione in diretta telefonica di Fiorello, che con la sua consueta verve ha nominato Conti “co-conduttore della Pennicanza”, prendendolo in giro per le sue numerose chiamate ad artisti e amici -10. Un momento di leggerezza che ha alleggerito la tensione in una sala stampa gremita. Sul fronte degli ascolti, il diretto interessato ha mostrato la filosofia di chi la nave la guida da tempo: “Non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se domani i risultati non saranno quelli. Avrò la stessa serenità anche con cinque o sei punti in meno” -3. Lo scenario è cambiato, i competitor sono diversi, e il calendario slittato di due settimane porta con sé anche le partite di calcio – “per fortuna la Fiorentina gioca giovedì alle 18.45 e la posso vedere”, ha scherzato. Un modo per dire che il festival, al di là dei numeri, è e resta una grande festa della musica. E che, per una volta, la notizia più vera è che di notizie, quelle inventate, non ce n’è alcun bisogno.




