Le Borse europee tirano il fiato, ma la Corea del Sud segna un crollo storico. Il rimbalzo asiatico trainato dai tecnologici
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Redazione Economia
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Dopo due sedute da incubo, che hanno visto bruciare oltre 850 miliardi di euro dalle quotazioni del Vecchio Continente, i mercati azionari europei hanno tentato un timido recupero, salvo poi mostrare segni di incertezza nella seduta successiva, frenati dal caro greggio e dalle rinnovate tensioni geopolitiche. Mentre l’Europa conta i danni e prova a rialzare la testa, è dall’Asia che arrivano i segnali più forti e contrastanti. Se da un lato il Giappone e la Cina registrano performance positive, dall’altro è il rimbalzo tecnico della Borsa di Seul a catturare l’attenzione degli analisti, seppur dopo un tonfo che non ha precedenti nella storia recente della Repubblica di Corea.
L’indice Kospi, dopo aver chiuso la seduta di mercoledì con un crollo superiore al 12% — il peggiore di sempre, superiore persino a quello registrato dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 — ha invertito la rotta in maniera altrettanto spettacolare. Nella giornata di oggi, l’indice ha recuperato quasi il dieci per cento, attestandosi a 5.583,90 punti e mettendo a segno un +9,63% che profuma di ottimismo, seppur cauto. A trascinare il listino sono stati principalmente i colossi dei semiconduttori, con Samsung Electronics e SK hynix che hanno guadagnato circa l’undici per cento, beneficiando di acquisti a prezzi ritenuti favorevoli dopo il tracollo. Un rimbalzo, quello coreano, che arriva dopo l’attivazione dei cosiddetti "interruttori di circuito" (circuit breaker) che avevano sospeso le contrattazioni per venti minuti, segno di una volatilità che gli operatori di mercato non vedevano da tempo. Sul fronte opposto del Golfo Persico, intanto, il deserto finanziario resta arido: Abu Dhabi prolunga la chiusura, segnale di una prudenza politica che non ammette tentennamenti, mentre Dubai, dopo tre giorni di stop straordinario, ha bruciato il 4,7 per cento.
Tokyo e Pechino corrono, ma con fondamenta diverse
Positiva anche la chiusura per la Borsa di Tokyo, dove l’indice Nikkei ha segnato un +1,9% portandosi a 55.278,06 punti, sostenuto dalla performance di Wall Street e dal ritrovato appetito per i titoli tecnologici. Gli investitori nipponici sembrano aver messo in secondo piano, almeno per il momento, le preoccupazioni legate alla crisi in Medio Oriente, scommettendo su una possibile risoluzione diplomatica del conflitto. Indiscrezioni stampa, peraltro non confermate ufficialmente, parlano di contatti segreti tra Stati Uniti e Iran per l’avvio di trattative, e questo ha contribuito a raffreddare i timori di un’escalation incontrollata. L’analisi tecnica del Nikkei, tuttavia, suggerisce prudenza: se lo status di medio periodo ribadisce la fase positiva, nel breve termine l’indice mostra un andamento meno intenso della tendenza rialzista al test del top fissato a 58.113 punti, con un primo supporto individuato a 53.508,3 e un bottom a 51.574,5 che potrebbe essere testato in tempi brevi.
In Cina, gli indici hanno chiuso in territorio positivo nonostante il governo abbia fissato obiettivi di crescita del Pil piuttosto bassi, confermando una linea di cautela che non sorprende gli addetti ai lavori. L’ottimismo dei mercati asiatici, insomma, si regge su un equilibrio instabile: da un lato la voglia di recupero dopo le perdite, dall’altro la consapevolezza che il contesto geopolitico resta incerto. E mentre gli occhi sono puntati sul Medio Oriente e sulle mosse della Federal Reserve, l’Europa osserva e attende, con i listini che faticano a trovare una direzione chiara.




